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Testo unico per la riscossione degli enti locali

del 31/10/2012
di: La Redazione
Testo unico per la riscossione degli enti locali
La riforma della riscossione delle entrate locali richiede tempi rapidi e regole certe, con la predisposizione di un testo unico che razionalizzi la materia e faccia chiarezza sugli strumenti utilizzabili, assicurando ai concessionari iscritti all'albo ministeriale gli stessi poteri di cui sia avvale Equitalia. È questa la ratio della disposizione contenuta nell'articolo 9 del dl enti locali (174/2012) che ha bloccato i contratti in corso tra le amministrazione locali e i concessionari fino al 30 giugno 2013. Nel contempo, però, non deve più essere consentito agli esattori di incassare le somme e riversarle agli enti creditori, per evitare che si possano appropriare di denaro pubblico. Sono alcune delle indicazioni che sono state fornite dal direttore generale delle Finanze, Fabrizia Lapecorella, in sede di audizione innanzi alla commissione di vigilanza sull'Anagrafe tributaria.

Viene sottolineata l'esigenza che la riforma venga predisposta in tempi rapidi in vista dell'uscita di scena di Equitalia dalla riscossione locale fissata al 30 giugno 2013. Come previsto dall'articolo 9, comma 4, del dl 174/2012 il sistema di riscossione è in attesa di un'organica revisione che si dovrebbe realizzare con la definitiva approvazione dell'A.S. n. 3519, che contiene la delega al Governo per raggiungere l'obbiettivo di un sistema fiscale più equo, trasparente e orientato alla crescita. L'articolo 3 del provvedimento, infatti, prevede la revisione della riscossione della normativa vigente e una nuova disciplina dell'ingiunzione di pagamento che consenta ai concessionari iscritti all'albo ministeriale di utilizzare le procedure e gli istituti previsti per la gestione dei ruoli di cui si avvale Equitalia.

Oltre a assicurare una maggiore efficacia dell'azione esecutiva, è necessario però garantire la trasparenza nei casi di esternalizzazione dell'attività di riscossione, rivedendo i requisiti che devono avere i concessionari per essere iscritti all'albo e fissando le linee guida per la redazione di capitolati di gara e per la formulazione dei contratti di affidamento o di servizio. Nei capitolati di gara dei contratti di affidamento vanno posti dei limiti più stringenti sulla loro durata, considerato che con gli strumenti di controllo che a disposizione il dipartimento delle Finanze non è possibile intervenire. Servono poi poteri ispettivi ministeriali sui contratti stipulati, per verificare che costi e oneri dell'attività siano allineati a quelli stabiliti per la riscossione a mezzo ruolo. In questo modo, si fa rilevare nell'audizione, si ottengono dei vantaggi che «rispondono a un'esigenza di un controllo più stringente delle gestioni affidate a soggetti esterni, specialmente dopo la nota vicenda di Tributi Italia». Del resto, gli affidamenti vengono ritenuti dagli enti «come una dismissione dell'attività relativa alla gestione dell'entrata», che li porta a un totale disinteresse. Oggi, secondo il direttore delle Finanze, i poteri di controllo oltre a essere scarni, «sono esercitabili non preventivamente ma solo dopo il verificarsi del danno».

Naturalmente, oltre al rafforzamento dei poteri ispettivi e di controllo, è indispensabile che i soggetti privati non maneggino denaro pubblico. Le somme accertate e riscosse dagli esattori devono essere versate direttamente nella casse dell'ente locale, imponendo l'utilizzo di strumenti di moneta elettronica che possano contrastare il fenomeno del riciclaggio di danaro. Il sistema attuale consente solo alle amministrazioni di controllare il mancato riversamento dei tributi che, si legge nella relazione, è stato sempre fatto «con scarso interesse». Invece, se le somme riscosse transitano nella tesoreria dell'ente, vengono eliminati alla radice i problemi di appropriazione indebita di denaro pubblico.

Sergio Trovato

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