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Contribuenti: l'auto fa da spia per il redditometro

del 30/10/2012
di: La Redazione
Contribuenti: l'auto fa da spia per il redditometro
Il fisco può sempre spiccare un accertamento a carico del contribuente che, pur dichiarando poco, ha auto di grossa cilindrata. Compete poi al cittadino dimostrare che il mantenimento dei beni ereditati non proviene dal suo reddito. È quanto affermato dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 18604 del 29 ottobre, ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria. Questo in applicazione del principio generale per cui «in tema di accertamento delle imposte sui redditi, la determinazione del reddito effettuata sulla base dell'applicazione del cosiddetto redditometro dispensa l'Amministrazione finanziaria da qualunque ulteriore prova rispetto ai finti-indici di maggiore capacità contributiva, individuati dal redditometro stesso e posti a base della pretesa tributaria fatta valere, e pone a carico del contribuente l'onere di dimostrare che il reddito presunto sulla base del redditometro non esiste o esiste in misura inferiore. Sarebbe spettato dunque alla parte contribuente fornire la prova contraria rispetto alla presunzione stabilita ex lege, disciplina che il giudicante del merito ha violato con la propria contraria affermazione».

In altri termini, la Cassazione ha bocciato la decisione della commissione tributaria regionale del Lazio che, ribaltando la pronuncia della ctp, aveva sostenuto che sarebbe spettato all'Ufficio, con «argomentata dimostrazione», indicare le ragioni per cui le spese di mantenimento delle due auto dovevano ritenersi eccessive rispetto al reddito dichiarato, cosi come ottemperare all'onere di prova in riguardo all'acquisto di azioni, quantomeno indicando nell'avviso di accertamento gli estremi dell'atto.

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