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Trust di garanzia con tassazione a imposta fissa

del 30/10/2012
di: di Stefano Loconte
Trust di garanzia con tassazione a imposta fissa
Trust di garanzia con tassazione indiretta in misura fissa e nuovo arresto della tesi dell'amministrazione finanziaria in merito ai principi di imposizione di tale istituto. La giurisprudenza di merito continua, infatti, a sconfessare la tesi dell'Agenzia delle entrate secondo cui l'attribuzione di beni in trust, indipendentemente dalla tipologia di trust cui vengono apportati, deve qualificarsi come un atto a titolo gratuito che si sostanzia nella costituzione di un vincolo di destinazione da sottoporre all'imposta sulle donazioni e successioni. Una tesi ripetutamente affermata dall'Agenzia in ben due circolari esplicative (n. 48/E del 6 agosto 2007 e la n. 3/E del 22 gennaio 2008). In questo caso, è la Commissione tributaria provinciale di Macerata che con la sentenza n. 207/02/12 ha statuito che non si debba ritenere applicabile l'imposta sulle successioni e donazioni né l'imposta di registro in misura proporzionale e che, parimenti, deve escludersi la tassazione dei trasferimenti dal disponente al trustee nel quadro dei «vincoli di destinazione» se non quando i beneficiari del trust conseguano un arricchimento. La sentenza, nella convinzione della difficoltà di inquadrare il trust in schemi rigide o tipiche, proprio per la sua attitudine ad essere declinato in meccanismi diversi, tutti legittimi purché nei limiti della Convenzione che ne ha attuato il riconoscimento in Italia, sancisce il principio che l'imposizione indiretta debba avvenire in considerazione della struttura del trust e degli obiettivi che con lo stesso si raggiungono, non potendo conseguentemente trovare spazio la posizione dell'amministrazione finanziaria che, nei citati provvedimenti di prassi amministrativa, pretende di assoggettare tutti i tipi di trust alla medesima tipologia di imposizione. Nel caso di specie, le parti avevano istituito un cosiddetto «trust di garanzia» atteso che la funzione del trust era quella di garantire la linea di credito concessa da una banca straniera in favore della società disponente e finalizzata alla realizzazione di un impianto fotovoltaico e di cogenerazione. Per il giudice è evidente la mancanza di qualsiasi intento di liberalità nei confronti del trustee, costituendo quest'ultimo un mero strumento per la realizzazione dello scopo, non essendo titolare, peraltro e a titolo esemplificativo, di una delle facoltà tipiche del proprietario, che è quella di disporre liberamente del bene.
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