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Formigoni naviga in cattive acque, crisi alla giunta

del 25/10/2012
di: Antonio Giancane
Formigoni naviga in cattive acque, crisi alla giunta
I guai, per il Presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, sembrano arrivare a grappolo. Alla crisi politico giudiziaria, che porterà a breve la regione alle elezioni, si aggiunge un'altra tegola, di carattere amministrativo. Riguardante questa volta un argomento apparentemente distante dai motivi che hanno determinato la crisi amministrativa della giunta: l'acqua di rubinetto. Si tratta delle contestazioni che stanno piovendo su un decreto dirigenziale, varato il 20 luglio scorso dall'allora assessore Luciano Bresciani, che stabilisce le caratteristiche tecniche delle apparecchiature per il trattamento delle acque destinate al consumo umano, fornendo linee di indirizzo per l'attività di controllo delle ASL, a tutela della salute dei consumatori (Ddg n.6154 Bollettino Ufficiale della Regione n. 29). Che Formigoni ed i suoi assessori si occupino di acque non è una novità, visti i casi di inquinamento con cromo esavalente e l'attenzione dell'opinione pubblica sull'argomento. Non a caso la Lombardia è la regione che vede la massima diffusione delle cosiddette «case dell'acqua», cioè luoghi pubblici di distribuzione di acqua di rete, fresca, liscia o frizzante. La regione però guarda con sospetto al trattamento acqua e detta nuove regole. Ma sembra non essersi accorta che sulla materia del trattamento dell'acqua potabile è recentemente entrata in vigore una specifica normativa nazionale. Si tratta del Decreto del Ministero della Salute n. 25 «Disposizioni tecniche concernenti apparecchiature finalizzate al trattamento dell'acqua destinata al consumo umano», notificato alla Commissione europea ed in vigore dal febbraio di quest'anno.

In sostanza, dal 2012 l'Italia ha già una disciplina relativa a tale attività di tipo alimentare, mentre il decreto lombardo vorrebbe resuscitare il regime di autorizzazioni della vecchia normativa (dm Sanità 443/1990), ormai abrogata e sarebbe orientata a bloccare le «case dell'acqua». Il decreto, secondo le associazioni dei produttori (AQUA ITALIA/ANIMA), contrasta la nuova normativa nazionale. «La Lombardia», dichiara Lorenzo Tadini, vicepresidente dell'associazione confindustriale, «ha emanato una sorta di Regolamento tecnico che non solo viola l'obbligo della Notifica alla Commissione in accordo alla Direttiva 98/34/CE ma anche la Direttiva 98/83/CE (acque destinate al consumo umano)». Per il povero Formigoni in arrivo quindi denunce e ricorsi amministrativi, mentre non sono da escludere problemi anche con le aziende acquedottistiche associate a Federutility, e persino con i consumatori.

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