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Professionisti: basta lavorare gratis per il Fisco

del 25/10/2012
di: Pagina a cura di Valerio Stroppa
Professionisti: basta lavorare gratis per il Fisco
Professionisti schiacciati da una marea di adempimenti svolti per conto dello Stato a titolo gratuito o quasi. Dei 108 diversi obblighi fiscali mappati dall'Agenzia delle entrate, molti si potrebbero eliminare senza pregiudicare l'efficienza dei controlli. Ma soprattutto, la semplificazione più importante sarebbe far dialogare tutte le banche dati in possesso dell'amministrazione finanziaria, evitando così ai contribuenti (e ai rispettivi consulenti) di trasmettere al fisco dati che gli uffici avrebbero già. Parola di Claudio Siciliotti, presidente Cndcec, che all'apertura del congresso nazionale di Bari torna a parlare del tavolo tecnico aperto con le Entrate per lo sfoltimento degli adempimenti.

Domanda. Venerdì scorso avete presentato all'Agenzia le vostre proposte di semplificazione (si veda ItaliaOggi del 20 ottobre 2012). Ma in un ordinamento tributario così intricato, semplificare è davvero possibile?

Risposta. In Italia semplificare è la cosa più complicata che esiste, ma bisogna insistere su questa strada. Certo, se solo l'amministrazione finanziaria riuscisse a sfruttare a pieno i dati di cui dispone sarebbe un bel passo in avanti. Abbiamo l'anagrafe tributaria più informatizzata d'Europa, tutti ce la invidiano all'estero, eppure si continua a costringere contribuenti e professionisti a produrre una montagna di informazioni periodiche che in molti casi il fisco possiede già.

D. Nonostante le difficoltà a conquistarsi spazio sul mercato e redditi in calo, la professione del commercialista gode ancora di un certo appeal: 114 mila iscritti, di cui un quarto sono under-40, e 25 mila praticanti. La scorsa settimana al convegno Ungdcec di Vicenza ha ribadito che i giovani devono aggregarsi e specializzarsi. Ma la ricerca dell'Irdcec 2012 svela una realtà ben diversa.

R. È vero, ma credo altresì fortemente nelle potenzialità future di questa professione. Le materie sulle quali abbiamo competenza sono talmente importanti e vaste che non riesco a pensare come la società ne possa fare a meno. Contemporaneamente dico però che non è più tempo di pensare di «vendere» le cose che sanno tutti. Bisogna offrire le cose che sanno in pochi. È necessario organizzarsi e mettere insieme diverse competenze. Questo è il futuro, l'associazione. La figura del commercialista che sa un po' di tutto come il medico di famiglia funzionava in un'economia che cresceva. Oggi non più.

D. Possono le Stp aiutare questo processo di aggregazione tra professionisti, con in più la spinta data dal capitale privato?

R. Sono un'opportunità da utilizzare, non una minaccia da respingere a priori. L'evoluzione del mercato evidenzia che c'è bisogno di un veicolo societario. I professionisti non vendono prodotti come le imprese, ma dovranno essere organizzati come le imprese. Chiaramente, in presenza di un socio di capitale che ha la maggioranza, il rischio per l'indipendenza professionale esiste. Tale circostanza non deve però costituire un impedimento, bensì un elemento che deve essere gestito, per esempio facendo sì che il capitale privato non superi una certa quota.

D. Parliamo del congresso. A Torino 2009 l'obiettivo era informare il mondo esterno dell'avvenuta fusione tra dottori e ragionieri e della nascita dell'albo unico. A Napoli 2010 avete portato sul tavolo del governo quattro proposte di legge, poi in parte concretizzatesi sotto altre forme. E Bari 2012?

R. Questo congresso è il tentativo di coniugare la necessità del cambiamento e la sua concretizzazione. Da un lato vogliamo far capire che il paese ha bisogno di un dimagrimento della spesa pubblica, di liberare risorse importanti per ridurre la pressione fiscale e il costo del lavoro, di abbattere il debito pubblico attraverso un piano serio di dismissioni del patrimonio, di rendere più efficiente (ma corretta) la lotta all'evasione. Dall'altro lato l'ambizione è spiegare come vi si può riuscire.

D. Uno dei leitmotiv che ricorrono nel confronto tra politica e professioni è che queste ultime uniscono oltre 2 milioni di lavoratori e producono il 15% del pil. Ma perché poi, nei fatti, la voce delle professioni non viene presa in considerazione a sufficienza dai palazzi?

R. Questa situazione purtroppo è figlia sia della miopia della politica sia della nostra scarsa convinzione di essere un corpo sociale importante. Si stanno facendo grandi passi avanti e soprattutto si sta formando la consapevolezza, al nostro interno, che nonostante le singole peculiarità le categorie devono avere voce in capitolo in maniera unitaria, per esempio tramite il Cup.

D. Errori della politica e incapacità dei professionisti di farsi sentire a dovere. Il passaggio del registro revisori dal Cndcec alla Consip può esserne un emblema?

R. Non la metterei su questo piano. Dico però che, in un paese dove molte cose non vanno, andare a toccare proprio una delle cose che funzionano meglio è quantomeno bizzarro. Nessuno dice che il registro debba essere gestito da noi, ma ci aspettiamo risposte concrete su temi altrettanto importanti come tirocinio ed equipollenza. Abbiamo trasformato un archivio manuale e obsoleto in un registro informatico aggiornato in tempo reale, a costo zero per lo Stato. Dopo aver ricevuto una mole polverosa di Gazzette Ufficiali, abbiamo riconsegnato una chiavetta usb… ecco, almeno un ringraziamento ci avrebbe fatto piacere.

D. Un anno fa, presentando questo congresso al teatro Petruzzelli, lei disse che dopo il governo dei professori ci sarebbe potuto essere anche il governo dei professionisti. Oggi che ne pensa?

R. Premesso che era una battuta, va detto che il governo Monti ha fatto quello che doveva per salvare l'Italia, mettendoci al riparo da un default al quale ci stavamo drammaticamente avvicinando. Dal punto di vista della crescita, invece, non lo vedo altrettanto efficace. E anche i problemi connessi alla recente legge di stabilità dimostrano come al sapere tecnico debba essere aggiunta la competenza pratica di chi opera nella realtà. Il contributo dei professionisti fin qui è stato modesto. Sono convinto invece della sua importanza.

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