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Iva illegittima sulla Tia, rimborsi pari a 2 miliardi

del 24/10/2012
di: di Francesco Cerisano
Iva illegittima sulla Tia, rimborsi pari a 2 miliardi
Si fa sempre più salato il conto per l'erario a causa del pasticcio dell'Iva sulla Tia. A tre anni di distanza dalla sentenza della Corte costituzionale (n. 238/2009), che ha dichiarato la natura tributaria (e non di corrispettivo) della Tariffa di igiene ambientale pagata dai cittadini aprendo dunque la strada alle richieste di rimborso dell'Iva illegittimamente versata, l'immobilismo del Mef un risultato l'ha prodotto: la cifra da rimborsare ai contribuenti è raddoppiata da 1 a 2 miliardi di euro. Troppo considerando i tempi. E siccome le esigenze di garantire l'equilibrio di bilancio vengono prima di tutto, sostiene il ministero dell'economia, meglio rassegnarsi. Questo in sintesi, secondo quanto riferisce Altroconsumo, l'esito di un incontro tra la direzione generale delle finanze guidata da Fabrizia Lapecorella e i vertici dell'associazione dei consumatori che a questo punto ha deciso di passare alle maniere forti. Sono state inviate 67 diffide (con l'intimazione a sospendere la riscossione dell'imposta e a rimborsare i cittadini) e sono state avviate otto class action verso municipalizzate operanti a Roma, il Veneto, Emilia Romagna, Livorno, Toscana e Trento.

Il faccia a faccia, avvenuto a inizio ottobre, certifica una volta per tutte una sensazione già abbastanza consolidata, ossia che il governo non ha alcuna voglia di risolvere quella che in questi anni è divenuta una situazione kafkiana con il Mef che ha cercato in tutti i modi in via interpretativa (circolare n. 3/2010) di sconfessare quanto affermato dai giudici delle leggi prima e dalla Cassazione poi per negare il diritto ai rimborsi.

A maggio (si veda ItaliaOggi dell'8/5/2012) nell'immobilismo del governo Monti, il parlamento cercò di inserire un emendamento al dl fiscale (n. 16/2012). Ma la proposta di modifica a firma di Alberto Fluvi (Pd) cadde nel vuoto perché l'esecutivo aveva deciso di sospendere ogni iniziativa «in attesa di un approfondimento sul pregresso».

Il problema era stato già sollevato in un'interrogazione parlamentare presentata a fine marzo (si veda ItaliaOggi del 30/3/2012) dallo stesso Fluvi e dal suo collega di partito Marco Causi.

Alle richieste di chiarimenti il sottosegretario all'economia Vieri Ceriani aveva risposto con parole che lasciavano intendere la strategia immobilista del governo. Invece che guardare al passato, e cioè alle operazioni già fatturate e da fatturare fino al 31 dicembre 2012 potenzialmente produttrici di richieste di rimborso, Ceriani preferiva pensare al futuro. E cioè all'anno prossimo da quando entrerà in vigore il Tares, il nuovo tributo comunale su rifiuti e servizi istituito dal decreto Salva-Italia.

E così il tempo è passato, i rimborsi non sono arrivati, le municipalizzate hanno continuato a chiedere il pagamento dell'Iva sulla Tariffa come se nulla fosse e la cifra che l'erario dovrebbe restituire ai cittadini ha raggiunto quota 2 miliardi, ossia tanto quanto il governo prevede di incassare dalla stretta su deduzioni e detrazioni contenuta nella legge di stabilità 2013.

Le associazioni dei consumatori però non si perdono d'animo e stanno continuando a raccogliere le adesioni da parte dei cittadini (35 mila hanno firmato la petizione online promossa da Altroconsumo)

«I rimborsi sono un atto dovuto e il governo deve vigilare sull'applicazione delle leggi e sulla diffusione delle informazioni circa le agevolazioni che di diritto spettano al contribuente», ha dichiarato il presidente di Altroconsumo, Paolo Martinello.

Per aderire alle richieste di rimborso i consumatori potranno contattare il numero verde 800.18.99.72. Il modulo potrà essere inviato alla municipalizzata o direttamente al comune che ha applicato la Tia. In entrambi i casi però non si tratta del destinatario ultimo delle istanze, visto che sia le imprese che gli enti locali hanno incassato l'Iva per poi riversarla all'erario. Quanto richiesto dai contribuenti non è più nelle loro disponibilità ma in quelle del Mef che pare non abbia alcuna voglia di restituirlo.

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