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Boccata d'ossigeno alle pmi, sbloccati 10 miliardi

del 24/10/2012
di: La Redazione
Boccata d'ossigeno alle pmi, sbloccati 10 miliardi
Per le pmi italiane è in arrivo una boccata d'ossigeno, grazie all'accordo sottoscritto lunedì tra Abi e ministero dell'economia, che contribuirà a sbloccare un plafond di 10 miliardi di crediti che vantano verso le p.a. (si veda ItaliaOggi di ieri). Una smobilizzazione di risorse che potrebbe dare un po' di nuova linfa anche al ricorso al credito da parte delle aziende, che in questi ultimi mesi, ha raggiunto il minimo storico da cinque anni a questa parte: le imprese non chiedono più prestiti alle banche perché non stanno più investendo. È la fotografia che il responsabile dell'ufficio banking research del gruppo Intesa Sanpaolo, Fabrizio Guelpa, ha illustrato ieri a Firenze, nel corso del convegno Credito Oggi, organizzato da ItaliaOggi e dalla Fondazione dei dottori commercialisti ed esperti contabili di Firenze, in collaborazione con Business Insieme e Intesa Sanpaolo. Una situazione, che, ha spiegato Bruno Bossina, direttore marketing small business di Intesa Sanpaolo, non giova in nessun modo al sistema bancario, «in quanto le banche hanno come funzione principale proprio quella di erogare il credito». Certo, c'è la crisi, ma tra le difficoltà storiche che il sistema imprenditoriale incontra per poter accedere al credito, c'è quella di non avere spesso dimensioni e capacità patrimoniali tali da consentirgli di rendere facilmente erogabile un prestito. Lo hanno spiegato con chiarezza anche Luciano Nebbia, direttore regionale Toscana e Umbria di Intesa Sanpaolo, ma anche Fabrizio Poggiani, Andrea Aguiari e Roberto Lenzi, professionisti esperti di contabilità e finanza d'impresa, nonché collaboratori di ItaliaOggi, che hanno fatto il punto sull'esigenza sempre più imprescindibile, di una chiara rappresentazione contabile dell'azienda. Così come diventa sempre più strategico avere un progetto d'impresa di lungo periodo, o business plan, che consenta alla banca di valutare correttamente il reale rischio di credito di quella pmi. L'aspetto contabile, peraltro, come ha spiegato Bossina, rappresenta ormai solo il 10% della valutazione di un'azienda (un paio di anni fa era il 60%); si dà più peso alla componente andamentale e alla «storia e solidità patrimoniale dell'imprenditore», cioè ai comportamenti aziendali che spesso non emergono dal bilancio ma da un rapporto fiduciario tra banca, impresa e professionista. Insomma, confortati anche da una validazione da parte di Banca d'Italia, il gruppo Intesa Sanpaolo, attraverso la sua struttura per le pmi Business Insieme, sta cercando di attivare una maggiore personalizzazione dell'accesso al credito che renda più flessibili i parametri di valutazione del rischio credito, per renderli più flessibili e aderenti all'attuale realtà economica.
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