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Stato e comuni: l'imponibile Imu diviso per due

del 20/10/2012
di: da Bologna Francesco Cerisano
Stato e comuni: l'imponibile Imu diviso per due
Doppia base imponibile per l'Imu. In modo da poter garantire una quota del gettito ai comuni e una allo stato. Lo ha detto ieri a Bologna il ministro dell'Economia Vittorio Grilli, a margine dell'assemblea dell'associazione nazionale dei comuni italiani. Il ministro ha escluso che l'imposta sugli immobili possa mai essere devoluta totalmente ai comuni, visto che una parte dovrà comunque andare a rimpinguare il fondo statale di riequilibrio necessario per garantire risorse economiche anche agli enti locali con base immobiliare meno ricca. E' stato però possibilista su una trasformazione del tributo sin dal 2013, per cui il contenitore utile potrebbe essere già la legge di stabilità. L'obiettivo è comunque quello di garantire ai comuni un maggior gettito, lasciando tuttavia allo stato una parte dell'imposta (inferiore rispetto al 50% attuale). «Siamo impegnati a ridisegnare l'Imu dando più garanzie ai comuni», ha detto il ministro rispondendo alle sollecitazioni dei sindaci ancora un po' delusi dalle parole di Mario Monti nella giornata inaugurale dell'assemblea Anci di Bologna. «Così come formulata», ha proseguito, «l'imposta municipale è un ibrido perché il cittadino non riesce a distinguere a chi sta pagando. Ecco perché è indispensabile differenziare le basi imponibili: ciò che è dei comuni deve andare ai comuni, ad eccezione di una fetta da assegnare alla perequazione, ma va residuata comunque una base imponibile a favore dello stato». Ma come distinguere i due cespiti? Una delle ipotesi allo studio potrebbe essere quella di lasciare ai sindaci l'Imu sulle abitazioni (senza differenza tra prima e seconde case) e attribuire allo stato l'Imu sugli immobili commerciali. Il ministro dell'economia ha spiegato che sull'Imu comunale «i sindaci avranno libertà d'azione». Il che significa che avranno ampi margini di manovra su aliquote e detrazioni, come richiesto espressamente al numero uno di via XX settembre dal sindaco di Roma Gianni Alemanno.

Sull'altro tema caldo che da sempre anima i rapporti tra comuni e Mef,ossia una rimodulazione degli obiettivi del patto di stabilità che consenta ai sindaci di escludere dai vincoli alcune voci specifiche (per esempio le spese finanziate con i fondi Ue), Grilli è stato più tiepido. «I margini di manovra sono strettissimi», ha detto. Ma ferma restando questa premessa, «occorre distinguere tra spese correnti e spese per investimenti, due voci che non possono essere poste sullo stesso piano». Un distinguo da sempre chiesto dai sindaci e per questo molto apprezzato dall'Anci. Al pari di quello tra comuni virtuosi e non su cui il ministro dell'economia ha speso parole di rassicurazione. Parole che sono bastate a riconquistare la platea dei sindaci inizialmente piuttosto fredda dopo l'avvio di mercoledì con il premier Mario Monti. Il presidente dell'Anci, Graziano Delrio, si gode il risultato. E manda al governo un'attestazione di stima: «ha restituito credibilità al paese grazie a un'autorevolezza sconosciuta ai precedenti governi». Delrio ha apprezzato l'impegno del ministro sull'Imu a cominciare dall'esplicita previsione che una quota di imposta dovrà essere devoluta ad alimentare il fondo perequativo con l'obiettivo di compensare le differenze di gettito tra territori. E fa qualche esempio: «se l'Imu fosse al 100% comunale Padova incasserebbe 40 milioni di euro in più, ma non tutti i comuni possono godere di questi cespiti. Basta che in un comune ci sia una centrale, una fabbrica, un consistente numero di seconde case per far sballare i conti. Questi attuali effetti distorsivi vanno attenuati».

Sul Patto, in attesa che arrivino regole più morbide per le città metropolitane e per le spese di protezione civile, Delrio ha chiesto a Grilli che vengano esentati dal Patto i piccoli comuni (dal 2013 tutti i municipi saranno soggetti ai vincoli di bilancio) impegnati a realizzare fusioni o unioni.

Infine, la spending review. I comuni si godono il risultato raggiunto con il decreto legge salva-enti (dl 174/2012) che ha sterilizzato il taglio di 500 milioni per il 2012 obbligando i sindaci a reinvestire nella riduzione dell'indebitamento gli importi decurtati. Ma il problema si porrà anche nel 2013 quando il sacrificio previsto sarà ben maggiore: 2,5 miliardi. L'Anci vorrebbe che il meccanismo venisse esteso anche all'anno prossimo e chiede che anche nel 2013 vengano presi come parametri di riduzione della spesa non i consumi intermedi ma i fabbisogni standard.

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