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Processo per elusione fiscale, contestazioni all'angolo

del 20/10/2012
di: Pagina a cura di Debora Alberici
Processo per elusione fiscale, contestazioni all'angolo
La Cassazione fissa dei paletti nel processo tributario alla possibilità del giudice di contestare l'elusione fiscale. Infatti Ctp e Ctr possono contestare d'ufficio al contribuente l'abuso del diritto senza che il fisco ne abbia mai fatto cenno negli atti impositivi a patto che ciò non implichi una rivalutazione dei fatti. È quanto affermato dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 17949 del 19 ottobre 2101, ha accolto il ricorso di un contribuente che si era visto contestare d'ufficio, dalla Ctr, l'elusione fiscale. Insomma la sezione tributaria, da un lato ribadisce il principio consolidato per cui la diretta derivazione comunitaria, quanto ai tributi armonizzati, e, comunque, costituzionale (art. 53), per quelli non armonizzati, del principio di divieto di abuso del diritto, secondo il quale il contribuente non può trarre indebiti vantaggi fiscali dall'utilizzo distorto, pur se non contrastante con alcuna specifica disposizione, di strumenti giuridici idonei ad ottenere un risparmio fiscale, in difetto di ragioni economicamente apprezzabili che giustifichino l'operazione, diverse dalla mera aspettativa di quel risparmio fiscale, comporta la sua applicazione d'ufficio da parte del giudice tributario, a prescindere da un qualsiasi richiamo da parte dell'amministrazione, sulla base dei fatti acquisiti al processo.

Ma dall'altro limita questa interpretazione estensiva: «Si è, quindi, chiaramente in presenza dell'applicazione ex officio del principio di divieto di abuso del diritto», scrivono espressamente gli Ermellini, «tema che non era stato, neanche implicitamente, allegato dall'amministrazione nell'atto impositivo, né, in ogni caso, era entrato a far parte del dibattito processuale. Inoltre, la questione non può considerarsi di puro diritto, implicando, come emerge espressamente dalla sentenza impugnata, anche profili fattuali». In definitiva, da ciò deriva che la nullità della sentenza depositata dalla Ctr, in virtù del principio secondo il quale l'omessa indicazione alle parti, ad opera del giudice, di una questione di fatto, ovvero mista di fatto e diritto, rilevata d'ufficio, sulla quale si fondi la decisione, comporta la nullità della decisione per violazione del diritto di difesa delle parti, private dell'esercizio del contraddittorio e delle connesse facoltà di modificare domande ed eccezioni, allegare fatti nuovi e formulare richieste istruttorie sulla questione decisiva ai fini della deliberazione, «allorché la parte che se ne dolga prospetti in concreto le ragioni che avrebbe potuto far valere qualora il contraddittorio sulla predetta questione fosse stato tempestivamente attivato».

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