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Commercialisti-Amministratori al fianco dello Stato

del 19/10/2012
di: Benedetta Pacelli
Commercialisti-Amministratori al fianco dello Stato
Commercialisti al fianco dello Stato in veste di amministratori giudiziari. È sul controllo di legalità infatti che si indirizzerà, tra gli altri, il futuro della professione economico-contabile. Ad assecondare lo sviluppo di questa nuova figura, è il decreto legislativo del 6 settembre 2001 (meglio noto come il Codice antimafia) con il quale il legislatore ha puntato verso una semplificazione dell'attività degli operatori della legge e un miglioramento dell'efficienza delle procedure di gestione, della destinazione ed assegnazione dei beni confiscati. Del resto, come spiega Antonio Dattola (già nella giunta dell'Ungdcec), autore del volume Crisi d'impresa ed economia criminale, edito da Ipsoa nell'ottobre 2011, «se la criminalità organizzata ha ampliato il suo spettro d'azione, allargandosi anche in regioni dove fino ad ora non era ancora arrivata del tutto, lo Stato dal canto suo ha affinato le armi mettendo in campo strumenti nuovi e più avanzati. Uno di questi è appunto il Codice Antimafia che necessita comunque ancora diversi decreti attuativi per la sua concreta applicazione. In ogni caso «è indubbio che in questo campo i commercialisti hanno tutti i requisiti per svolgere questa delicata funzione, grazie alla formazione aziendalistica ma soprattutto alla consolidata esperienza di consulenti di impresa, che consente loro di poter garantire elevati livelli di efficienza e correttezza nella gestione di aziende e beni sequestrati». In questo senso quindi, secondo Dattola, i commercialisti si candidano ad essere i professionisti più adatti a svolgere questa funzione di custode-amministratore giudiziario. Il vero nodo scoperto, per Dattola, è però quello dell'albo degli amministratori giudiziari la cui entrata in vigore non solo è di fatto rimasta inapplicata per la mancata emanazione di una serie di regolamenti di attuazione, ma soprattutto non è del tutto corretta nella sua formulazione: “chiamare albo un elenco di professionisti che danno disponibilità per esercitare un'attività non è corretto. Magari si potrebbe denominare elenco o registro, essendo questo lo svolgimento di una funzione all'interno delle attività comprese nell'esercizio della professione di dottore commercialista». Ma cosa dovrà fare il professionista per esercitare al meglio questa funzione? Per Dattola non ci sono dubbi: il primo requisito è quello di avere rispetto dell'etica, e quindi avere un comportamento eticamente corretto, in secondo luogo avere una consolidata esperienza sul campo, ma anche la disponibilità a un approccio scientifico. Un amministratore che si definisca tale poi deve combattere per ripristinare lo stato di legalità nel campo in cui si muove e infine, come atto finale del procedimento, dialogare con il mondo dell'associazionismo dove in genere il bene, prima sequestrato e poi confiscato, va a finire.

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