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Via al piano energia. Italia al palo su rinnovabili

del 18/10/2012
di: di Antonio Giancane
Via al piano energia. Italia al palo su rinnovabili
Il governo ha approvato il nuovo piano energetico nazionale (SEN) predisposto dal ministro allo sviluppo economico, Corrado Passera. Permane tuttavia il ritardo del nostro paese in tema di adozione delle energie rinnovabili nelle case della gente. Infatti oltre il 40% dell'energia è consumato dagli edifici, come confermato dalla direttiva 2010/31/CE sulla prestazione energetica nell'edilizia che sancisce il principio secondo cui è necessario agire prioritariamente in questo settore con misure atte a ridurre il consumo energetico e promuovere l'utilizzo di energia da fonti rinnovabili.

I problemi sono tre: chi decide, gli obbiettivi di medio periodo, gli strumenti.

La prima questione è riconducibile all'insensato «federalismo energetico» che l'Italia ha adottato da un decennio, Il corpus normativo nazionale è stato stravolto dalla delega alle Regioni in tema di regolamentazione degli usi finali dell'energia (art. 117 Capo V della Costituzione Italiana). Tutto ciò ha causato una ridondanza e spesso un contrasto con gli operatori in materia di: certificazione energetica, normative di progettazione, differenti obblighi/prescrizioni/indirizzi a livello di diverse Regioni e – non ultimo – causerà dal 2013 una potenziale differenza/indipendenza nei percorsi di qualificazione e formazione professionale dei soggetti della filiera delle rinnovabili. Oggi, per paradosso, la legge consente ad un comune di inibire l'edilizia meno inquinante o per assurdo stabilire la grandezza delle prese elettriche sul proprio territorio!

C'è da sperare che entri in vigore il nuovo articolo 117 della costituzione, come previsto dal disegno di legge costituzionale all'esame del governo, che ripristina l'energia quale materia esclusiva dello Stato centrale.

In attesa però qualcosa di concreto si può fare. Ad esempio favorire l'installazione di sistemi di riscaldamento a condensazione, che tagliano consumi ed inquinamento nei centri urbani. Qui l'incentivo del 55% va bene, ma in molti casi i regolamenti edilizi comunali ne ostacolano la diffusione per esigenze «estetiche», che sarebbe opportuno accantonare.

Un problema a parte riguarda i clamorosi «voli pindarici» dei passati governi ecologisti, Prestigiacomo compresa. Che hanno fissato ad esempio obbiettivi troppo ambiziosi sull'impiego delle fonti rinnovabili, senza pensare ad un effettivo adeguamento degli edifici alle direttive energetiche europee. Infatti gli obiettivi, pur ambiziosi, sono restati sulla carta, in quanto irraggiungibili sul piano tecnico e come costi/benefici.

Secondo la nuova direttiva sull'efficienza energetica in corso di definizione, la riduzione del consumo energetico dovrebbe aiutare gli Stati membri a conseguire i rispettivi obiettivi in materia di quote di energia da fonti rinnovabili, quali fissati dalla direttiva 2009/28/CE sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili. A tal proposito all'allegato 3 del decreto n. 28/2011 che recepisce la citata direttiva 2009/28/CE, sono previsti obblighi per i nuovi edifici o gli edifici sottoposti a ristrutturazioni rilevanti – relativamente alla percentuale di copertura, con energia rinnovabile dei fabbisogni di riscaldamento, condizionamento e acqua calda sanitaria – che andrebbero rivisti e corretti.

L'obiettivo per l'Italia potrà essere più realisticamente raggiunto estendendo la base degli interventi soggetti ad obbligo sulle rinnovabili ad un campione più ampio, ma con valori che permettano uno sviluppo di mercato diversificato delle fonti rinnovabili termiche.

Infine andrà affrontato con coraggio il sistema delle incentivazioni fiscali, che hanno prodotto una forte asimmetria a favore del solare fotovoltaico a scapito delle tecnologie del solare termico, della condensazione e del risparmio energetico. Qui si impone un riequilibrio che superi le formidabili resistenze degli affaristi dell'interscambio commerciale, e promuova all'opposto l'industria nazionale.

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