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Monti chiude la porta ai comuni sulla quota Imu

del 18/10/2012
di: La Redazione
Monti chiude la porta ai comuni sulla quota Imu
Resta la ripartizione della quota Imu 50% allo stato e 50% ai comuni. Nessuna devoluzione agli enti locali. La quota dell'Imposta municipale riservata allo Stato non è ancora eliminabile per i vincoli di finanza pubblica e quindi i Comuni non potranno trattenere la totalità dell'imposta come è stato più volte richiesto dai sindaci. La doccia gelata, arriva dal presidente del Consiglio, Mario Monti, di fronte ai sindaci riuniti in occasione dell'assemblea annuale dell'Anci, iniziata ieri a Bologna. «L'Imu, anticipata in via sperimentale, rappresenta uno strumento flessibile», ha spiegato il premier, «per la finanza dei Comuni. Ci rendiamo conto che una criticità consista nella riserva allo Stato di parte dell'imposta. Purtroppo», ha concluso il capo del governo, «tale quota non è ancora eliminabile per i vincoli di finanza pubblica». Sfuma quindi la possibilità, peraltro ventilata alla Camera dal sottosegretario Vieri Ceriani il 2 ottobre scorso, che il disegno di legge di stabilità avrebbe aperto alla devoluzione del 100% dell'Imu ai comuni per dare una sorta di equilibrio alla politica di tagli degli ultimi mesi nei confronti degli enti locali. Monti, però, ha voluto dimostrare solidarietà con i sindaci riconoscendo, nel suo discorso, in conclusione che il loro è un lavoro difficile: «Sappiate che la penso ancora così: fare il sindaco è il mestiere più difficile, anche di fare il presidente del Consiglio». Non ha dimenticato poi i sindaci delle zone terremotate: «Il governo non dimentica e non lascia sole le aree colpite» dal terremoto del 20 e 29 maggio. Monti ha chiesto di considerare lo «sforzo redistributivo gigantesco» che è stato fatto in questi mesi anche grazie agli sforzi fatti da «contribuenti non direttamente colpiti» dal sisma «senza battere ciglio». «Vi inviterei tutti a pensare un po' di più di quanto solitamente facciamo», ha detto il premier davanti all'affollata platea di primi cittadini, «ai milioni e milioni di cittadini e contribuenti italiani non colpiti da questi eventi che, tutto sommato, senza battere ciglio, collaborano a togliere i loro concittadini da questa situazione di difficoltà: è uno sforzo redistributivo gigantesco». Per parte sua, Graziano Delrio presidente dell'Anci è stato chiaro nei confronti del governo: «I comuni italiani non potranno accettare altre manovre che prevedano tagli lineari nei prossimi anni». La corda si è spezzata di fronte a una pressione insostenibile, ha ribadito sindaco di Reggio Emilia, che ha dichiarato: «Noi non ci mettiamo più la faccia, siano i ministri della Repubblica e le forze politiche a spiegare le ragioni di tutto ciò e perché ritengano che questa sia la sola strada percorribile». Delrio ha anche ragionato sul ruolo del governo del territorio e soprattutto sulle realtà delle società partecipate al centro in alcuni comuni degli scandali delle scorse settimane: «Siamo consapevoli come sindaci che c'è ancora molto da fare per l'efficientamento delle nostre amministrazioni e che il lavoro pubblico deve migliorare la propria performance», ha sottolineato, «così come ''c'è da ragionare'' ancora parecchio «sulle partecipate». Ma, secondo il presidente Delrio «non si può pensare di sostituire la politica con la Corte dei conti».
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