La riforma della discordia. Approvata dal Consiglio di amministrazione di Cassa ragionieri a inizio settembre, la riforma per la sostenibilità a 50 anni (che ipotizzava l'innalzamento del contributo soggettivo al 15% e dell'età pensionabile a 68 anni) incappa il 25 settembre nella ferma opposizione di un nutrito gruppo di delegati che fa mancare il numero legale in assemblea. Il primo risultato è quello di non poter rispettare l'appuntamento del 30 settembre, data ultima indicata dal decreto salva Italia (legge 214 del 2011) e che prevede, come diretta conseguenza, il passaggio al metodo di calcolo delle pensioni di tipo contributivo e l'applicazione del contributo di solidarietà dell'1% a carico dei pensionati per il 2012 e il 2013. Ma poiché la Cnpr è già al contributivo dal 2004, l'unica misura scattata in automatico è stata la seconda.
I possibili sviluppi. Diverse le porte che il ministero ha voluto lasciare aperte. Intanto l'esortazione a trovare un accordo per trovare la sostenibilità richiesta dalla legge. Da qui l'imminente convocazione di una nuova assemblea dei delegati per riproporre la riforma con qualche correttivo ma «a saldo invariato» (resta confermato l'aumento dei contributi e dell'età pensionabile) sperando di ottenere l'ok di quei dissidenti che, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, al 16 ottobre non hanno voglia di cambiare idea bollando il resoconto di Saltarelli come «terrorismo psicologico». Si legge nella comunicazione della Cassa che «il ministero ha anche affermato che la mancata approvazione della riforma comporta l'adozione di tutte le misure previste dall'articolo 24 del salva Italia che prevedono requisiti più elevati per il pensionamento di vecchiaia, il superamento della pensione di anzianità e l'adozione dei nuovi coefficienti di trasformazione della pensione contributiva previsti dalla previdenza pubblica. Ad avviso del ministero queste misure troverebbero applicazione dal 1° gennaio 2012 e comporterebbero la revoca delle pensioni di chi non può far valere i nuovi e più elevati requisiti (in pratica circa 140 pensioni di anzianità e circa 75 pensioni di vecchiaia) con decorrenza nell'anno 2012 e già liquidate e la riduzione delle pensioni che non devono essere revocate». E non è tutto. Il presidente dell'ente, infatti, non fa mistero che «qualora le esigenze di riequilibrio non vengano affrontate, dopo aver sentito l'ente interessato e la valutazione del Nucleo di valutazione della spesa previdenziale, possono essere adottate le misure di cui all'articolo 2, comma 4, del decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509». Che in sintesi prevedono il commissariamento della gestione previdenziale. In risposta a tutte le polemiche dei giorni scorsi, Saltarelli ha messo a disposizione la e.mail del gruppo tecnico che ha lavorato alla riforma per chiarire ogni dubbio di sorta.
