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Soldi al cliente a rischio mafia,la banca perde credito

del 16/10/2012
di: Dario Ferrara
Soldi al cliente a rischio mafia,la banca perde credito
Anche se il cliente beneficiario dei mutui era incensurato, la banca perde il suo diritto di credito dopo la confisca in prevenzione degli immobili su cui erano iscritte le ipoteche: è escluso, infatti, che l'istituto possa dirsi in buona fede nell'accensione dei finanziamenti laddove l'operazione economica, indubbiamente vantaggiosa per il mutuante, risulta realizzata nella consapevolezza che a beneficiarne sia una personalità opaca, «baciata» da un'improvvisa fortuna economica. E ciò specialmente in un contesto di provincia, localizzato in un'area del Paese ove il rischio-mafia è sensibile. È quanto emerge dalla sentenza 36990/12, pubblicata il 26 settembre dalla prima sezione penale della Cassazione, che interviene fra l'altro sul nuovo codice anti-mafia. E il dlgs 159/11, osservano gli ermellini, pone paletti più precisi che in passato per le ipotesi di confisca.

Opacità evidente

Niente da fare per il colosso del credito: ha ragione il giudice dell'esecuzione quando conferma la confisca in prevenzione degli immobile senza fare salvo il diritto di pegno, sostenendo che la banca doveva insospettirsi di fronte all'inopinato shopping immobiliare del cliente che comincia a comprare case e ville nella zona, dopo aver dichiarato per anni redditi modesti. E ciò tanto più in una zona del Napoletano a forte densità di camorra e soprattutto in una realtà di paese dove tutti sanno quasi tutto di tutti. Aggiungiamo che la moglie del finanziato è dipendente di una sede periferica locale dell'istituto e il quadro risulta completo: i funzionari dovevano insospettirsi di fronte all'escalation dei guadagni dell'uomo, che di punto in bianco si dà agli investimenti immobiliari. Una volta decisa la confisca, allora, soltanto provando la sua buona fede il terzo riesce a ottenere la tutela del suo diritto di credito, come quello della banca in ragione dell'ipoteca, ottenendo che le ragioni del privato prevalgano sull'interesse pubblico. Insomma: la condizione è che il terzo dimostri all'oscuro di tutto, cioè di ignorare che il suo diritto di credito fosse di fatto inquinato dal remunerato vantaggio che esso arreca all'attività del debitore. E nel caso specifico non c'è dubbio che l'operazione sia stata vantaggiosa per la banca grazie agli interessi sui mutui. Insomma: senza pretendere di trasformare i bancari in 007, all'istituto non poteva sfuggire che era davvero «opaca» la personalità del soggetto con cui faceva affari. Non resta che pagare le spese processuali.

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