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Un freno alle parcelle dei legali, liquidazioni ridotte

del 13/10/2012
di: di Antonio Ciccia
Un freno alle parcelle dei legali, liquidazioni ridotte
Parcelle degli avvocati calmierate in giudizio. La legge di stabilità stabilisce che il giudice non può liquidare compensi giudiziali in misura maggiore del valore della causa. Se il giudizio riguarda una controversia del valore di 2 mila euro, chi vince non potrà ribaltare su chi perde una somma maggiore. E se il compenso pattuito con il proprio avvocato fosse più alto, la parte eccedente rimarrà a carico del cliente, anche se ha vinto la causa. Vediamo i dettagli della questione.

La legge di stabilità propone di sostituire il quarto comma dell'articolo 91 del codice di procedura civile. La nuova versione, come scritta nel disegno di legge, prevede che i compensi liquidati dal giudice e posti carico del soccombente non possono superare il valore effettivo della causa.

L'attuale quarto comma dell'articolo 91 del codice di procedura civile formula la stessa regola, ma limitatamente alle cause previste dall'articolo 82 del medesimo codice: si tratta delle cause il cui valore non eccede i 1.100 euro, di competenza del giudice di pace.

Peraltro nella versione vigente il tetto riguarda non solo i compensi per l'avvocato, ma ogni possibile voce: «spese, competenze e onorari».

Nella modifica proposta dalla legge di stabilità il tetto riguarda qualunque causa, anche se si precisa che i compensi non comprendono le spese. Quindi il giudice potrà liquidare i compensi con il tetto dell'importo del valore della causa, mentre le spese si aggiungono. Si tratta di un criterio di liquidazione delle spese di giudizio che si aggiunge a quelli previsti dal decreto 140/2012 sui cosiddetti parametri, sostitutivi delle tariffe forensi.

L'effetto di questa disposizione è un possibile vantaggio per chi perde la causa e uno svantaggio per chi vince la causa. Questo si verifica soprattutto quando il valore della causa è basso e il compenso stabilito dal giudice (che deve rispettare il tetto) è più probabile che sia minore della cifra che l'interessato e l'avvocato hanno inserito nel contratto stipulato tra di loro.

Inoltre la quantità e la qualità della prestazione professionale può essere rilevante, anche per cause di importo piccolo. Altro possibile effetto è quello di disincentivare il ricorso alla giustizia, considerata la prospettiva di non poter recuperare i soldi che si spenderanno. Si deve aggiungere che l'avvocato dovrà informare il cliente di questa regola, consentendo al cliente di agire con consapevolezza dei costi.

Il disegno di legge di stabilità interviene anche sulle entrate dei tribunali e in particolare sul contributo unificato e cioè il balzello da pagare ogni volta che ci si rivolge al sistema giustizia. Si tratta di aumenti del contributo, soprattutto nel settore della giustizia amministrativa.

Gli incrementi riguardano tutti i tipi di procedimento, anche se rispetto a una prima versione del disegno di legge c'è qualche differenza. Nella versione originaria aumentava da 300 a 350 euro il contributo per ricorsi in materia di accesso ai documenti amministrativi e quelli avverso il silenzio dell'amministrazione: l'ultimo testo disponibile non contempla più queste ipotesi.

Una ritocco (confrontando testo originario e ultimo testo disponibile) riguarda anche gli appalti.

Nel disegno di legge sulla stabilità, per queste controversie di competenza del Tar e del Consiglio di stato, si individua una scaletta in base al valore della causa: il contributo dovuto è di euro 2 mila (contro i 3 mila della prima versione) quando il valore della controversia è pari o inferiore a euro 200 mila; per quelle di importo compreso tra 200 mila e 1.000.000 euro il contributo dovuto è di euro 4.000, mentre per quelle di valore superiore a 1.000.000 euro è pari ad euro 6 mila (era 5 mila nella versione originaria). Aumenta il contributo unificato anche per tutti i processi amministrativi in materie diverse da quelle sopra elencate: si passa, infatti, da 600 a 650 euro.

Incremento sensibile si deve registrare per tutti i giudizi in cui si applica il rito abbreviato con termini ridotti a metà (materie previste dal libro IV, titolo V, del codice del processo amministrativo e altre disposizioni speciali): il contributo unificato passa da 1.500 euro a 1.800 euro.

Inoltre si pagherà un contributo doppio per i giudizi di impugnazione avanti al consiglio di stato e si paga un secondo contributo nel caso in cui le impugnazioni anche civili siano respinte o dichiarate improcedibili o inammissibili.

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