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Commercialisti, addio a 250 posti negli enti locali

del 12/10/2012
di: di Ermando Bozza
Commercialisti, addio a 250 posti negli enti locali
Persi circa 250 posti da revisore degli enti locali per i professionisti iscritti all'albo dei revisori e dei dottori commercialisti ed esperti contabili. È questo l'effetto dell'art. 3 del decreto legge n. 174 del 10 ottobre 2012 con il quale il governo mette mano di nuovo alle norme in tema di nomina e composizione dell'organo di revisione negli enti locali.

Il comma 2, lett. m) dell'art. 3 del decreto legge, nell'introdurre il comma 2-bis nell'art. 234 del Tuel, assegna, infatti, la presidenza dei collegi dei revisori di province, città metropolitane, comuni capoluogo di provincia e comuni con popolazione superiore ai 60 mila abitanti, a dipendenti del ministero dell'interno e dell'economia e finanze su designazione del prefetto di concerto con i suddetti dicasteri.

Scopo dichiarato della disposizione è quella di potenziare l'attività di controllo e monitoraggio degli andamenti di finanza pubblica.

L'effetto immediatamente percepibile è quello di sottrarre circa 250 incarichi (quelli più remunerati) a professionisti iscritti nell'Albo dei revisori legali o dei dottori commercialisti ai quali con la legge n. 148/2011 si è chiesto di possedere stringenti requisiti di anzianità professionale, formazione specifica in materia di contabilità e finanza degli enti locali e di esperienze sul campo e, se non bastasse, di partecipare alla lotteria delle estrazioni da elenchi su base regionale.

Altrettanti requisiti non sono stati richiesti ai dipendenti ministeriali potenzialmente tributari degli incarichi. Non è stato, infatti, chiarito se gli stessi debbano comunque essere iscritti nel registro dei revisori o nell'albo dei dottori commercialisti ed esperti contabili.

La nuova disposizione, tre l'altro, interviene in un momento delicato del nuovo meccanismo di nomina dell'organo di revisione degli enti locali: è stata avviata la formazione dell'elenco di prima applicazione della legge n. 148/2001 e del dm n. 23 del 15/2/2012 sulla base delle domande telematiche inoltrate dagli aspiranti revisori entro il 15 luglio 2012 e si è in attesa della formazione e pubblicazione in gazzetta ufficiale, nel mentre, scadono alcuni organi di controllo e si procede con la vecchia normativa di nomina consiliare.

La stessa ratio con la quale si giustifica l'intervento normativo non convince fino in fondo. Infatti, tra le tante funzioni attribuite all'organo di revisione vi sono incombenze e adempimenti molto puntuali e specifici riguardanti il controllo e il monitoraggio degli andamenti di finanza pubblica (rispetto del patto di stabilità; norme in materia di contenimento della spesa del personale; vincoli specifici di riduzione di spesa ecc.). Non si vede come la sostituzione di un revisore o dottore commercialista con un dipendente del ministero possa agevolare maggiormente tali controlli.

Anche sotto il profilo dei risparmi di spesa bisognerà chiarire quale sarà la destinazione dei compensi per i presidenti «ministeriali»: se spetteranno o meno, come accade per i dipendenti degli enti locali che sono nominati nei Cda di società partecipate dall'ente e in caso affermativo se gli stessi saranno di appannaggio diretto o meno. Il rischio è che ne possa risultare un appesantimento degli oneri per gli enti locali interessati soprattutto con riferimento alle spese di trasferta. L'introduzione del limite regionale fissato sulla base della residenza, entro il quale il revisore può essere nominato sembrava, infatti, collegato anche al risparmio conseguibile e alla maggiore flessibilità di intervento nell'espletamento dell'incarico. L'auspicio, sotto questo profilo, è che ci si avvalga di dipendenti degli uffici territoriali.

Dalla nuova norma appare chiaro come il ruolo dell'organo di revisione negli enti locali è visto sempre più nell'ottica di controllore e collaboratore in tema di monitoraggio degli obiettivi di finanza pubblica, mettendo un po' più in ombra la funzione primaria di collaborazione con gli organi consiliari assegnata dall'art. 239, comma 1, lett. a) del Tuel.

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