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L'interesse culturale non influisce sul catasto

del 10/10/2012
di: di Sergio Trovato
L'interesse culturale non influisce sul catasto
Il riconoscimento dell'interesse culturale di un immobile non influisce sul classamento del bene, in quanto la categoria catastale deve essere attribuita in base alle sue caratteristiche, alla destinazione e al contesto territoriale in cui è inserito. Ma i proprietari di immobili storici e artistici possono comunque chiedere che il vincolo risulti anche in catasto, oltre che nei registri immobiliari, presentando un'apposita domanda di annotazione. Lo ha chiarito l'Agenzia del territorio con la circolare n. 5, diffusa ieri.

Dunque, il regime vincolistico adottato per determinati beni non ha alcuna influenza sull'accertamento catastale e non condiziona l'attribuzione della categoria. Secondo l'Agenzia, la categoria va attribuita «sulla base della destinazione e delle caratteristiche, costruttive e tipologiche, proprie dell'unità immobiliare, a prescindere dall'intervenuto riconoscimento o meno dell'interesse culturale». Così come l'inquadramento in una determinata categoria catastale non può avere alcuna incidenza sul successivo riconoscimento di interesse culturale e sulle relative agevolazioni fiscali.

L'Agenzia ricorda che anche l'inquadramento nella categoria A/9 (castelli e palazzi di particolare pregio) non è connessa al riconoscimento dell'interesse storico o artistico del bene. Stesso discorso vale per le costruzioni tipiche inquadrate nella categoria A/11: dammusi, sassi e trulli. Questa classificazione prescinde dall'eventuale attribuzione del vincolo di interesse culturale.

Tuttavia, precisa la circolare, può risultare dagli atti catastali l'esistenza del vincolo, per rendere note le caratteristiche particolari di questi beni e per gli effetti che ha sul piano fiscale. Per esempio l'articolo 13 del dl salva Italia (20/2011), che disciplina la nuova imposta locale (Imu), riconosce un trattamento agevolato per gli immobili di interesse storico-artistico, con riduzione della base imponibile al 50%.

Pertanto, non solo nei registri immobiliari, ma anche in catasto può essere disposta, su richiesta degli interessati, un'annotazione che ponga in risalto il carattere culturale degli immobili. Nella domanda di annotazione devono essere indicati gli estremi di trascrizione nei registri immobiliari «del relativo provvedimento di dichiarazione o di verifica». Negli atti catastali verrà poi iscritta la seguente annotazione: «Immobile riconosciuto di interesse culturale, ai sensi del dlgs n. 42 del 2004 - Nota di trascrizione del..., reg. gen. n...».

L'Agenzia, però, pone in rilievo che l'annotazione può essere apposta solo se nel provvedimento che ha riconosciuto l'interesse culturale dell'immobile siano correttamente indicati i dati di identificazione catastale. In caso contrario gli interessati devono fare istanza per la riattivazione del procedimento, al fine di ottenere dal ministero dei beni culturali l'attestazione che sussistono i presupposti per l'assoggettamento alla tutela. Questa procedura va esperita anche nei casi in cui l'identificativo venga modificato, in seguito alla presentazione della dichiarazione di variazione per fusione, divisione o ampliamento. L'annotazione di interesse culturale non può mai essere disposta per gli immobili censiti in catasto senza attribuzione di rendita. Mentre, si legge nella circolare, può essere traslata d'ufficio «a seguito delle variazioni eseguite direttamente dall'Agenzia del territorio, sulla base delle disposizioni vigenti, ovvero per l'aggiornamento degli atti del catasto che non implicano la variazione degli identificativi catastali».

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