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Costa caro dire al poliziotto"non sa chi sono io"

del 09/10/2012
di: di Stefano Manzelli
Costa caro dire al poliziotto"non sa chi sono io"
L'autista ubriaco che dopo il fermo pronuncia frasi minacciose alla pattuglia millantando amicizie tra la polizia risponde di resistenza a pubblico ufficiale. E non importa se il destinatario della minaccia si sia sentito concretamente intimorito dalle esternazioni del conducente. Lo ha chiarito la Corte di cassazione, sez. VI pen., con la sentenza n. 37104 del 26 settembre 2012. Una signora alterata dall'alcol ha percorso contromano una strada scontrandosi con una macchina della polizia e offendendo gli agenti intervenuti specificando «vebbene sono ubriaca e sono venuta contromano ma siete voi che mi siete venuti addosso e adesso mi volete incastrare, non mi dovete rompere il cazzo perché voi siete dei pezzi di merda, ho anche io amici in polizia e vi rovino». Contro la conseguente condanna pronunciata ai sensi dell'art. 337 cp l'interessata ha proposto ricorso in Cassazione ma senza successo. Anche se le frasi proferite dal conducente non sono idonee a ingenerare una minaccia seria e concreta nella pattuglia intervenuta il reato di resistenza deve considerarsi perfezionato «essendo sufficiente l'uso della minaccia per opporsi all'atto d'ufficio».

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