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Distruzione solo con prova certa d'origine illecita

del 06/10/2012
di: Stefano Loconte e Giancarlo Marzo
Distruzione solo con prova certa d'origine illecita
Le informazioni trasmesse dalle autorità finanziarie dei Paesi appartenenti all'Ue attraverso i canali della collaborazione informativa internazionale previsti dalla direttiva n. 77/799/Cee del Consiglio del 19 dicembre 1977 e dalle convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni eventualmente in essere sono inutilizzabili nel procedimento penale solo qualora l'illiceità dell'acquisizione iniziale all'estero sia provata con certezza dall'imputato, sulla base della documentazione presente agli atti del fascicolo. È questo il principio stabilito dalla terza sezione penale della Corte di cassazione con la sentenza n. 38753 depositata lo scorso 4 ottobre.

I fatti di causa hanno preso le mosse da un'ordinanza del Tribunale monocratico di Como emessa nel corso di un procedimento penale per il reato di dichiarazione fraudolenta ex art. 4 del dlgs 74/2000 nei confronti di un contribuente incluso nella cd. Lista Falciani. In accoglimento di un'eccezione difensiva il tribunale aveva dichiarato l'inutilizzabilità di taluni documenti allegati al fascicolo dibattimentale e disposto la distruzione degli stessi ad opera del pubblico ministero.

Il pm, in ottemperanza al disposto di cui all'art. 240 cpp, ha investito della questione il giudice delle indagini preliminari, il quale, di contrario avviso, ha rigettato la richiesta de qua.

Nel motivare il rigetto della richiesta, il gip di Como, ha ritenuto non provata l'illiceità dell'acquisizione di detta documentazione all'estero sulla base della documentazione agli atti del fascicolo, osservando altresì che l'eventuale illiceità di detta acquisizione non comporterebbe de plano l'automatica illiceità dell'acquisizione da parte dell'Amministrazione italiana attraverso le procedure di cooperazione internazionale. Con la sentenza n. 38753 la Suprema corte ha respinto il ricorso con il quale il contribuente si era opposto alla suddetta ordinanza, sulla base esclusiva del mancato assolvimento dell'onere della dimostrazione dell'illegalità della raccolta all'estero degli stessi, senza tuttavia prendere posizione sull'effetto sanante che secondo l'opinabile pronuncia del gip, la direttiva 77/799 Cee e le convenzioni internazionali produrrebbero sulla documentazione estera di provenienza illecita. Disattendendo i complessi motivi di ricorso sollevati il Collegio ha precisato, in primo luogo, che nessuna norma processuale impone al pm la distruzione delle prove dichiarate inutilizzabili in sede dibattimentale, essendo, viceversa, previsto ex lege che questi, dopo averne disposto la secretazione e custodia in luogo sicuro, debba investire della questione relativa alla distruzione, il magistrato competente. Escluso ogni profilo di contraddittorietà del provvedimento, il Collegio si è soffermato sui rapporti tra l'acquisizione di documenti avvenuta in uno Stato estero e la successiva acquisizione degli stessi da parte dell'Autorità giudiziaria italiana. La Corte ha chiarito che la conferma dell'ordinanza del gip che aveva negato la distruzione della documentazione in considerazione della mancata dimostrazione dell'illiceità della raccolta all'estero non comporta in alcun modo la violazione dell'art. 191 cpp in quanto, ove il contribuente sia in grado di fornire tale prova in giudizio, sarà il giudice del dibattimento a dichiararne l'inutilizzabilità (ai sensi dell'art. 191 cpp. «Le prove acquisite in violazione dei divieti stabiliti dalla legge non possono essere utilizzate. L'inutilizzabilità è rilevabile anche di ufficio in ogni stato e grado del procedimento»).

La pronuncia, lungi dal prendere posizione sulla legittimità o meno della famosa lista, ha posto in capo all'imputato-contribuente l'onere di dimostrare l'illiceità dell'acquisizione all'estero della documentazione in concreto utilizzata nei suoi confronti sulla base di atti e documenti depositati nel procedimento, onere che non potrà considerarsi adempiuto con il mero richiamo di articoli di stampa e decisioni di altri collegi giudicanti riferiti evidentemente a fattispecie differenti. Sicché pare sostenibile che qualora l'imputazione risulti fondata su informazioni ricavate dalla cd. Lista Falciani, lista contenente dati e documenti con informazioni segrete su circa 127 mila conti corrente letteralmente rubati dalla Hsbc private Bank di Ginevra, al fine della dimostrazione processuale dell'illiceità della provenienza della stessa, ruolo fondamentale può rivestire l'allegazione della sentenza dello scorso 31 gennaio con la quale la Court de cassation de Paris, confermando la sentenza resa l'8 febbraio 2011 dalla Cour d'appel de Paris, ha chiarito che il furto non può essere utilizzato né dal fisco né dalla giustizia.

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