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Riforma lavoro, le proposte dell'associazione

del 05/10/2012
di: La Redazione
Riforma lavoro, le proposte dell'associazione
È tempo di fare un primo bilancio sull'applicabilità della riforma del lavoro, entrata in vigore a luglio. Una riforma, è bene ricordarlo, approvata con quattro voti di fiducia, a denotare una necessità del governo a chiudere in fretta la questione, per far apparire efficace la propria azione di fronte alle istituzioni europee. Il provvedimento era già apparso monco, ma dopo oltre due mesi di confronto quotidiano con la norma, i consulenti del lavoro dell'Ancl, il sindacato unitario di categoria, hanno stilato una serie di proposte di modifica. Proposte che saranno presentate proprio oggi al viceministro Michel Martone e ai senatori Maurizio Castro e Tiziano Treu, relatori della legge, ospiti del convegno nazionale organizzato dall'Ancl a Bari che intende approfondire, dal punto di vista tecnico del consulente del lavoro, luci e ombre della riforma.

Fra i punti che l'Ancl intende far rivalutare al legislatore, la prima richiesta è quella di inserire nel sistema di monitoraggio permanente anche i professionisti, in primis i consulenti del lavoro. La legge, infatti, prevede che ci sia una verifica continua del funzionamento della norma, coinvolgendo anche «organizzazioni maggiormente rappresentative sul piano nazionale dei datori di lavoro e dei lavoratori», ma è necessario che a questo tavolo partecipino anche coloro i quali le norme le devono effettivamente applicare.

Appaiono contorti i provvedimenti sul lavoro a progetto, che rischiano di ribaltare gli orientamenti consolidati dalla giurisprudenza sinora, e che quindi possono incidere negativamente anche sui pregressi rapporti di lavoro. Per la legge, l'assenza di un progetto specifico trasforma il rapporto di lavoro in subordinato a tempo indeterminato. La giurisprudenza, invece, si era orientata a ritenere la mancanza del progetto come un mero elemento presuntivo della subordinazione.

Ai consulenti del lavoro Ancl, inoltre, appare necessario un chiarimento in sede legislativa sull'istituto delle associazioni di partecipazione. Non si capisce se il limite di contratti in associazione, fissato a tre con l'eccezione nel caso in cui fra gli associanti vi sia un rapporto di parentela, si riferisca all'intera attività aziendale o a ogni singola attività produttiva. L'Ancl spinge per questa seconda ipotesi, altrimenti verrebbe vanificato un istituto altrimenti valido.

Quanto alla procedura di convalida per le dimissioni volontarie, i consulenti del lavoro chiedono al legislatore di ripensarla totalmente. Fermo restando la bontà dell'obiettivo, ovvero scongiurare le dimissioni in bianco, la procedura pensata è una montagna di inutile burocrazia: alla presentazione delle dimissioni da parte del lavoratore, infatti, deve seguire la loro convalida che avviene su richiesta del datore di lavoro. Urge una semplificazione.

Infine, l'Ancl chiede una deroga al versamento dell'Aspi nei casi in cui al licenziamento non dovuto a dimissioni sia seguita una conciliazione con esito positivo.

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