Consulenza o Preventivo Gratuito

Cassazione - La crisi non evita gli studi di settore

del 05/10/2012
di: Debora Alberici
Cassazione - La crisi non evita gli studi di settore
La crisi economica non giustifica lo scostamento dagli studi di settore. È infatti legittimo l'accertamento a carico di un contribuente che, nonostante lamenti un calo degli affari nel suo comparto commerciale, abbia acquistato una macchina di lusso. Lo ha stabilito la Corte di cassazione con la sentenza n. 16939 del 4 ottobre 2012.

La sezione tributaria ha dato torto a un lavoratore autonomo che aveva dichiarato un volume d'affari nettamente inferiore rispetto agli studi. Lui si era giustificato usando come grimaldello la crisi economica nel suo settore.

Dagli atti era emerso, tuttavia, l'acquisto di una macchina di lusso, di una barca e di un grande appartamento.

Sulla base di questi elementi l'ufficio delle imposte ha spiccato accertamento Iva, Irap e Irpef. La ctp ne ha confermato la validità. Così la Ctr. Ora la Cassazione ha reso definitivo il verdetto.

Sul punto il Collegio di legittimità ha motivato che l'amministrazione finanziaria può - ai sensi dell'art. 39 del dpr n. 600 del 1973 - fondare il proprio accertamento sia sull'esistenza di gravi incongruenze tra i ricavi, i compensi e i corrispettivi dichiarati e quelli desumibili «dalle caratteristiche e dalle condizioni di esercizio dell'attività svolta», sia sugli studi di settore, come nella specie, nel quale ultimo caso l'Ufficio non è tenuto a verificare tutti i dati richiesti per uno studio generale di settore medesimo, potendosi basare anche solo su alcuni elementi ritenuti sintomatici per la ricostruzione del reddito del contribuente. Del resto, «in tema di accertamento tributario, la necessità che lo scostamento del reddito dichiarato rispetto agli studi di settore testimoni una grave incongruenza, espressamente prevista dall'art. 62-sexies del dl 30 agosto 1993, n. 331, aggiunto dalla legge di conversione 29 ottobre 1993, n. 427, ai fini dell'avvio della procedura finalizzata all'accertamento, deve ritenersi implicitamente confermata, nel quadro di una lettura costituzionalmente orientata al rispetto del principio della capacità contributiva, dall'art. 10, comma 1, della legge 8 maggio 1998, n. 146, il quale, pur richiamando direttamente l'art. 62-sexies cit., non contempla espressamente il requisito della gravità dello scostamento, come nel caso in esame».

La decisione presa dal Collegio ha rispettato le richieste fatte dalla Procura generale della Suprema corte e dal relatore. Ora al contribuente non resta che saldare il debito con il fisco.

vota