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Fusioni tra casse, Ministro Fornero insiste

del 04/10/2012
di: di Simona D'Alessio
Fusioni tra casse, Ministro Fornero insiste
Elsa Fornero non demorde: è «auspicabile» la fusione fra le casse previdenziali, innanzitutto fra «quelle dei ragionieri e dei dottori commercialisti», categorie che condividono il medesimo ordine professionale. E, pochi giorni dopo il 30 settembre, data entro la quale gli istituti hanno inviato al governo piani con cui la sostenibilità viene garantita per 50 anni, dice soltanto che «è in corso la verifica delle comunicazioni». L'audizione del ministro del welfare nella bicamerale di controllo sugli enti privatizzati, ieri mattina, si focalizza sul restyling della governance del «superInps» (dopo l'accorpamento di Inpdap ed Enpals) e sul destino della seconda tranche di esodati (circa 120 mila), per i quali esecutivo e camere cercano una soluzione. Eppure, la titolare di via Veneto non si lascia sfuggire l'occasione per ripetere che sarebbe opportuno che alcuni dei soggetti formatisi a seguito dei dlgs 509/1994 e 103/1996 si fondessero ad iniziare, riferisce a ItaliaOggi il presidente dell'organismo Giorgio Jannone (Pdl), dalla Cnpadc (dottori commercialisti) e Cnpr (ragionieri), quest'ultima cassa caratterizzata da iscrizioni in calo e «il cui bilancio attuariale desta più di una preoccupazione».

Parole rassicuranti sulla spesa pensionistica poiché, afferma Fornero, la riforma del governo Monti «ha ridotto la gobba», scongiurando altri interventi e tagli, malgrado il disavanzo dell'Inpdap, «peraltro già noto». Entro la legislatura si mira a realizzare un cambio del sistema verticistico dell'Inps, attraverso uno schema che preveda «un consiglio d'amministrazione molto snello, con un presidente, un direttore generale per le funzioni di gestione, di amministrazione e di controllo dell'attività territoriale e poi l'organo di controllo dei revisori»; un'inversione di tendenza nel segno dell'efficienza e necessaria perché, incalza, «non c'è niente più lontano dalla mia mentalità del metodo della lottizzazione». Quanto ai lavoratori senza stipendio, né pensione per aver aderito ad accordi aziendali prima della legge 214/2011, l'8 ottobre, ricorda un altro membro della bicamerale, Giuliano Cazzola (Pdl), «sarà in aula a Montecitorio il testo di Cesare Damiano (Pd) sulla cui copertura deve pronunciarsi la commissione bilancio» (la Ragioneria dello stato ha ventilato un impegno finanziario di 9 miliardi). Il ministro si limita a osservare che le sorti degli esodati vanno trattate «con responsabilità».

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