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Con il ravvedimento le sanzioni verranno restituite

del 04/10/2012
di: di Benito Fuoco e Nicola Fuoco
Con il ravvedimento le sanzioni verranno restituite
Il ravvedimento operoso presentato per sanare un comportamento fiscale incolpevole determina, in capo al contribuente che ha definito l'irregolarità, il diritto al rimborso delle sanzioni versate; ritenere il contrario non sarebbe conforme a giustizia e, comunque, contrasterebbe con i principi di buona fede e collaborazione dello Statuto del contribuente (legge n.212/2000). Sono le conclusioni a cui giunge la sezione XIV della Commissione tributaria regionale di Roma nella sentenza n. 471/14/12 depositata in segreteria il 4 luglio scorso. Questa sentenza amplia la platea di quei contribuenti che, incolpevoli, sono esonerati dal pagamento di sanzioni; e anzi aggiunge, quale ulteriore specificazione, il diritto al rimborso delle sanzioni eventualmente corrisposte in dipendenza del ravvedimento operoso. La controversia trae origine dalla richiesta di un rimborso di sanzioni Iva che una Azienda comodataria del Palazzo delle Esposizioni (di proprietà del Comune di Roma) richiedeva all'erario in dipendenza di un ravvedimento operoso presentato per causa non imputabile alla stessa Azienda. Quest'ultima aveva eseguito una ristrutturazione sul fabbricato con fondi assegnati dal Comune, proprietario dell'immobile. In base a una prima qualificazione, i fondi assegnati dal Comune di Roma dovevano essere ritenuti quali contributi in conto capitale e, conseguentemente, l'Iva sui costi di ristrutturazione era detraibile da parte dell'Azienda speciale. Successivamente, il Comune chiariva che le ricostruzioni sui beni dell'Amministrazione andavano imputate quali lavori per suo conto. L'Azienda, in considerazione del primo orientamento, sui lavori eseguiti aveva detratto l'Iva; imposta che era poi divenuta indetraibile in base alla seconda classificazione. L'Azienda aveva quindi provveduto a versare l'Iva indebitamente detratta in ravvedimento operoso, pagando anche le sanzioni mitigate, di cui poi chiedeva il rimborso. Il successivo ricorso, presentato avverso il silenzio rifiuto dell'Agenzia erariale, veniva accolto dai giudici provinciali di Roma; questi stessi giudici avevano ritenuto spettante il rimborso delle sanzioni pagate con il ravvedimento operoso, ai sensi del dlgs n.472/1997 «poiché l'irregolarità non era dipesa da comportamenti errati o omissivi del contribuente». Il collegio d'appello, ignorando le difese erariali (che chiedevano il coinvolgimento del Comune di Roma quale diretto responsabile), ha confermato la decisione dei colleghi di primo grado. Così tra le cause di non punibilità riportate recentemente dalla giurisprudenza sia di merito che di legittimità, quali l'incertezza sull'ambito di applicazione della norma(cassazione n.4031/12), la causa di non punibilità per il fatto di un terzo(cassazione n.884/2009), o la crisi del settore (Ctp Lecce n.352/1/10), o anche, da ultimo, il mancato pagamento di commesse (Ctr Lazio 158/29/12) si aggiunge anche «il comportamento incolpevole del contribuente» stabilito con la sentenza di cui al commento; la verifica della buona fede e del corretto rapporto con il fisco pone il contribuente incolpevole addirittura nella condizione di richiedere la restituzione delle sanzioni versate in dipendenza di ravvedimento operoso, con l'aggiunta che, secondo il Collegio regionale romano «ritenere il contrario, non sarebbe conforme a giustizia e, comunque, contrasterebbe con i principi di buona fede e collaborazione».

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