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Conto energia: incentivi ridotti per il fotovoltaico

del 03/10/2012
di: di Marco Pane
Conto energia: incentivi ridotti per il fotovoltaico
Le tariffe previste dal III e dal IV Conto energia non sono cumulabili con la detassazione ambientale regolata dall'art. 6 della L. 388/2000 (c.d. Tremonti ambientale). Lo ha chiarito il ministero dello sviluppo economico rispondendo a un quesito. Discostandosi in maniera netta dalla posizione assunta da Assonime, il ministero ha detto che le uniche tariffe cumulabili sono quelle relative al II Conto energia.

La posizione del ministero. Il Mise, in particolare il dipartimento per l'energia, ha puntualizzato che:

a) le tariffe del II Conto energia sono cumulabili nei limiti del 20% del costo di investimento ex art. 19 del dm 5 luglio 2012. La norma dell'art. 19 deve essere intesa quale norma di interpretazione autentica dell'art. 9 del dm 19 febbraio 2007;

b) le tariffe del III Conto energia non sono cumulabili con la detassazione che non compare nell'elenco tassativo di cui all'art. 5, comma 1, del dm 6 agosto, ne è applicabile il comma 4 dell'art. 5 che si riferisce ad incentivi pubblici erogati previo bando;

c) le tariffe del IV Conto e del V Conto energia non sono oggi cumulabili (gli art. 5 e 12, rispettivamente del dm del 5 maggio 2011 e del dm 5 luglio 2012 stabiliscono al comma 1 le condizioni di cumulabilità con altri contributi e benefici pubblici, tra cui non figura la detassazione in esame). La regola della cumulabilità a partire dal 2013 è individuata tramite rinvio all'art. 26 del dlgs n. 28/2011: in base al comma 3, lett. D) di tale art. 26, solo dal 1 gennaio 2013 si potranno cumulare gli incentivi al fotovoltaico con la detassazione dal reddito di impresa per acquisto di apparecchiature e macchinari

Con riguardo a tale ultimo aspetto, il ministero ha precisato che è intervenuta, a far data dal 26 giugno 2012, l'abrogazione del citato art. 6 commi da 13 a 19, per effetto del decreto legge n. 83/2012, con salvezza dei soli procedimenti per la detassazione avviati prima della predetta data (sul punto cfr, 23 commi 7 e 11, e allegato 1 n. 37 del dl 83 convertito in legge n. 134/2012). Da quanto sopra, emergerebbe secondo alcuni un approccio molto formalistico del ministero nell'applicazione delle norme e un'interpretazione molto restrittiva della regola del cumulo basata essenzialmente sulla lettera della norma e non sulla natura delle misure agevolative di volta in volta considerate.

Le critiche degli operatori. Alla luce di tali chiarimenti, molti operatori hanno rilevato come non sia coerente dal punto di vista sistematico ammettere il cumulo per un anno e negarlo invece per un altro. La Tremonti ambientale deve essere considerata come un «incentivo pubblico» in quanto, dal punto di vista pubblicistico (e cioè della normativa degli aiuti di stato) questo termine deve essere visto in senso economico. Già in altre occasioni il ministero ha avuto modo di specificare che le locuzioni Conto energia, Conto capitale o Conto interessi non siano altro che delle specificazioni di dettaglio, aventi una natura esemplificativa e non esaustiva o tassativa delle forme o modalità che il genere incentivo può assumere. Pertanto, con la norma interpretativa di cui all'art. 19 del V Conto energia, ai fini dell'operatività della regola del cumulo si sarebbe operata una sorta di assimilazione tra i contributi elencati nell'articolo 9 del dm del 19 febbraio 2007 e le misure agevolative consistenti in una detassazione. Ciò posto, è evidente allora che quando il ministero specifica che la Tremonti ambientale non è cumulabile con la tariffe incentivanti in quanto non rientra negli incentivi pubblici erogati previo bando, cade in evidente contraddizione con la definizione menzionata sopra. Infatti, per la definizione di incentivo pubblico e per la natura stessa della Tremonti ambientale che si sostanzia in una detassazione e quindi non in una materiale erogazione di denaro, la specificazione relativa al bando o al fatto che la misura stessa debba rientrare in un elenco tassativo non sembrerebbero essere rilevanti.

Infine, leggendo tutte le norme in tema di cumulabilità delle diverse versioni del Conto energia, si nota come vi sia sempre un riferimento diretto o indiretto alla regola di cumulabilità parziale prevista dall'art. 9 del dm 19 febbraio 2007. Infatti, il dm del 6 agosto 2010 e in particolare l'articolo 5 comma 4 prevedono che si applichino le condizioni di cumulabilità parziale previste dall'art. 9 del dm del 19 febbraio 2007. Il decreto ministeriale del 5 maggio 2011 e in particolare l'art. 5 contengono un espresso rinvio alle disposizioni del decreto del 6 agosto facendone salve le relative disposizioni («Fatto salvo quanto previsto...»).

Pertanto, avendo il legislatore utilizzato la tecnica del rinvio è dalla prima di queste norme che bisognerebbe partire nell'interpretare la ratio della legge. Se l'art. 9 del dm del 19 febbraio 2007 ha previsto l'applicabilità della cumulo parziale con altri incentivi pubblici e se la nozione di incentivo pubblico deve essere intesa in senso lato come sopra specificato, la regola del cumulo vale per tutte le versioni del Conto energia.

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