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Rubik: l'accordo italo-elvetico continua il lavoro

del 03/10/2012
di: Edward F. Greco
Rubik: l'accordo italo-elvetico continua il lavoro
Italia e Svizzera a confronto su quattro dossier fiscali: l'imposizione dei frontalieri, un nuovo trattato contro la doppia imposizione che consenta lo scambio di informazioni su richiesta per capitali non dichiarati, lo stralcio della Svizzera dalle black list italiane, l'accordo Rubik sull'imposta liberatoria. Il tema più caldo è sicuramente lo scambio di informazioni, ovvero la cooperazione amministrativa tra i due paesi mirata alla raccolta di informazioni finanziarie, principalmente per l'applicazione delle imposte sui redditi delle persone fisiche. Fino alla storica decisione del Consiglio federale svizzero del marzo 2009 di aderire agli standard Ocse sullo scambio di informazioni, e quindi fornire informazioni finanziarie anche nel caso di omessa dichiarazione, la Svizzera escludeva categoricamente la possibilità di fornire dati coperti dal segreto bancario nei casi di evasione fiscale. Precedentemente a tale decisione, anche di fronte alle notevoli pressioni degli Stati Uniti, la Svizzera concesse lo scambio solo nei casi di frode o comportamenti analoghi, mediante un protocollo che elencava fattispecie tipiche che avrebbero dato luogo all'invio di informazioni finanziarie.

Questa storica decisione del governo elvetico ha comportato l'obbligo per la Svizzera di ri-negoziare prontamente le convenzioni contro la doppia imposizione con i principali paesi europei partner economici, tra i quali Germania, Francia, Gran Bretagna, acconsentendo quindi a fornire anche dati in possesso di banche o fiduciarie riguardanti contribuenti specificatamente individuati, su richiesta delle relative autorità fiscali. Per regolare puntualmente questa procedura la Svizzera ha allestito un progetto di legge sull'assistenza amministrativa internazionale, al momento in discussione in parlamento, che contempla i criteri per l'accoglimento delle domande, i mezzi per il soddisfacimento delle richieste, la possibilità per i contribuenti interessati di partecipare all'esame degli atti prima della loro trasmissione e le possibilità di ricorso ammesse.

Le negoziazioni con l'Italia si svolgono però in un quadro normativo ulteriormente influenzato dalle novità. Con la pubblicazione del riveduto modello di convenzione e relativo commentario Ocse all'articolo 26, lo scorso 17 luglio 2012 si è aperto il tema delle richieste per gruppi di contribuenti. Si tratta in sostanza per la Svizzera di acconsentire alle richieste di informazioni non nominative ma per categorie di contribuenti, basate su criteri oggettivi, quali per esempio profili connessi al rischio di evasione fiscale. Strettamente collegato alle modalità delle richieste congiunte, è il tema della portata retroattiva delle norme sullo scambio di informazioni, che pone vari interrogativi di natura legale, peraltro oggetto di discussione parlamentare. Una prima possibilità consisterebbe nel considerare irricevibili le richieste riguardanti periodi fiscali precedenti alla data dell'inclusione dell'articolo 26 con riguardo a ciascun trattato contro la doppia imposizione, in virtù della data in cui è sorto l'obbligo convenzionale. Una seconda lettura, viceversa, favorirebbe l'estensione per le richieste di gruppo a far data dalla pubblicazione del rinnovato Accordo e Commentario Ocse. Infine, una terza possibilità sarebbe di consentire le richieste per categorie di contribuenti solo se riferite a periodi fiscali successivi all'entrata in vigore della legge sull'assistenza amministrativa.

La posizione dell'Italia si distingue da quella degli altri paesi europei, in quanto le negoziazioni con la Svizzera per il rinnovo del trattato contro la doppia imposizione sono state iniziate e poi interrotte a più riprese nel corso degli ultimi anni, anche a motivo della richiesta da parte Svizzera di esclusione dalle black-list italiane, quale contropartita di una maggiore cooperazione fiscale.

Recentemente la Svizzera ha dichiarato il proprio l'interesse alla conclusione, contestualmente al riveduto trattato conto la doppia imposizione, di un accordo sulla tassazione dei redditi finanziari delle persone fisiche, che prevede un'imposta sul capitale a titolo di sanatoria per il passato, associato ad un regime di imposizione alla fonte sui redditi futuri sul modello «Rubik» già concluso con la Germania, Regno Unito ed Austria. La proposta Rubik si inserisce in un contesto internazionale caratterizzato da un trend generale indirizzato al meccanismo di scambio di informazioni, non solo bilaterale ma anche multilaterale, che ha di fatto bloccato in Germania la ratifica dell'Accordo, sottoscritto un anno fa. Assai delicato per i negoziatori bilanciare i notevoli interessi in gioco.

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