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Addio dimissioni in bianco torna l'obbligo di convalida

del 02/10/2012
di: di Manola Di Renzo
Addio dimissioni in bianco torna l'obbligo di convalida
Per contrastare il fenomeno delle c.d. dimissioni in bianco, la legge n. 92/2012 con l'articolo 4 introduce l'obbligo di convalida delle dimissioni e delle risoluzioni consensuali effettuate tra datore di lavoro e dipendente. Riportiamo di seguito una sintesi della circolare di approfondimento a cura del Centro studi Cnai sull'art. 4 commi da 16 a 22, della recente riforma del lavoro. Dal 18 luglio torna l'obbligo di convalida delle dimissioni, per tutti i lavoratori che decidono di dimettersi o che intendono risolvere, consensualmente con il datore di lavoro, il rapporto di lavoro in essere. La medesima procedura era già stata introdotta dalla legge n. 188/2007, prevedendo specifiche modalità di risoluzione del contratto di lavoro per dimissioni. La norma stabiliva che la lettera di dimissioni, a pena di nullità, doveva essere redatta su appositi moduli, quindi collegava la validità delle dimissioni all'uso di modulistica specifica. Inoltre al comma 2 precisava che per contratto di lavoro si intendevano tutti i contratti di lavoro subordinato, i contratti di collaborazione coordinata e continuativa, anche a progetto, i contratti di collaborazione di natura occasionale, i contratti di associazione in partecipazione e i contratti di lavoro instaurati dalle cooperative con i propri soci e il provvedimento legislativo si applicava ai datori di lavoro sia privati che pubblici, a chiunque persona fisica o giuridica che era coinvolta in un rapporto di lavoro. Tuttavia la legge 188/07 ha avuto vita breve, sicuramente per la sua complessa operatività e per la scarsa soluzione della problematica. Lo stesso fenomeno viene ripreso dalla legge n. 92/2012 con decorrenza dal 18 luglio 2012. Il comma 17 dell'articolo 4 della legge «Fornero» stabilisce che le dimissioni e la risoluzione consensuale del rapporto sono sospensivamente condizionate alla convalida, da effettuarsi presso la direzione territoriale del lavoro o il centro per l'impiego territorialmente competenti, ovvero presso le sedi individuate dai contratti collettivi nazionali. In alternativa alla procedura di cui al comma 17, l'efficacia delle dimissioni e della risoluzione consensuale del rapporto è sospensivamente condizionata alla sottoscrizione di apposita dichiarazione della lavoratrice o del lavoratore, apposta in calce alla ricevuta di trasmissione telematica della comunicazione di cessazione del rapporto di lavoro che di norma viene inviata al centro per l'impiego entro cinque giorni successivi alla data dell'atto. Nell'ipotesi in cui il lavoratore non dovesse seguire le modalità esposte, il datore di lavoro ha il compito di fargli pervenire, entro il termine di 30 giorni, l'invito a presentarsi presso le sedi preposti, per la convalida della comunicazione di cessazione del rapporto di lavoro. A questo punto se il lavoratore non provvede nel termine di sette giorni, le dimissioni si intenderanno prive di effetto.

Negli stessi sette giorni, di calendario, che possono sovrapporsi con il periodo di preavviso, il lavoratore ha la facoltà di revocare le dimissioni o la risoluzione consensuale. La revoca può essere comunicata in forma scritta. Il contratto di lavoro, se interrotto per effetto del recesso, torna ad avere corso normale dal giorno successivo alla comunicazione della revoca. Per il periodo intercorso tra il recesso e la revoca, qualora la prestazione lavorativa non sia stata svolta, il lavoratore non matura alcun diritto retributivo.

Alla revoca del recesso conseguono la cessazione di ogni effetto delle eventuali pattuizioni a esso connesse e l'obbligo in capo al lavoratore di restituire tutto quanto eventualmente percepito in forza di esse.

La norma stabilisce infine la sanzione amministrativa per il datore di lavoro che abusi del foglio di dimissioni firmato in bianco cercando di simularne le dimissioni.

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