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Taglio dei consumi, gli enti di previdenza si adeguano

del 02/10/2012
di: di Simona D'Alessio
Taglio dei consumi, gli enti di previdenza si adeguano
Gli enti di previdenza privatizzati si adeguano (alla spicciolata) al taglio delle spese intermedie, per versare il ricavato nelle casse dello stato. Ma, scaduto domenica 30 settembre il termine imposto dalla legge 135/2012 (sulla «spending review»), sondando il terreno fra gli istituti dei professionisti si scopre che alcuni mancano all'appello e altri hanno solamente stimato i risparmi (del 5% sui consumi del 2012, mentre il prossimo anno la percentuale richiesta salirà al 10%), perché in attesa di una nuova circolare del ministero dell'economia per definire i parametri per le riduzioni delle uscite, dopo che l'Adepp, l'associazione che li riunisce, ha impugnato quelle recentemente emanate (si veda ItaliaOggi del 27/09/2012). Fra i primi ad aver effettuato il calcolo della cifra dovuta ci sono i ragionieri (550 mila euro), a seguire i geometri (500 mila), 200 mila invece per dottori commercialisti e consulenti del lavoro, meno di 100 mila da agronomi e forestali, chimici, attuari e geologi e, infine, 33 mila 426 euro dai biologi, a seguire si è aggiunto l'Enpav (veterinari), il cui presidente Gianni Mancuso rivela che la sforbiciata si attesterebbe «sui 50 mila euro. Ci restano, però», precisa, «ancora molti dubbi sulla corretta interpretazione della dicitura «consumi intermedi». E, perciò, è difficile per i nostri tecnici conteggiare con esattezza la somma. Tutto parte, com'è noto, dalla questione dell'inclusione delle casse previdenziali nell'elenco dell'Istat delle amministrazioni pubbliche, che noi contestiamo da tempo. È lì, infatti, che nasce il fondamento normativo con cui si prevede che, con quello che adesso ci viene imposto di risparmiare, si provveda al risanamento del bilancio statale».

Quanto all'ente pensionistico degli avvocati, ha «regolarmente effettuato il versamento come da disposizioni di legge», quindi nei tempi indicati, però, tiene a sottolineare che ciò è avvenuto «con riserva di ripetizione. In proposito, è stata inoltrata la richiesta ai ministeri competenti, informando la Corte dei conti». Nulla trapela, finora, sull'importo stanziato, perché gli interessati fanno sapere che al momento «preferiscono mantenere l'informazione riservata», proprio a causa dell'incertezza della situazione e dei suoi possibili sviluppi. Una posizione, del resto, nota quella della cassa forense, poiché nei mesi scorsi, durante l'esame parlamentare del decreto sulla «spending review», il presidente Alberto Bagnoli aveva denunziato i «fondati dubbi di costituzionalità della norma», preannunciando, come poi è avvenuto, ricorsi «nelle sedi competenti». Non rende nota, infine, l'entità dei tagli da praticare al suo interno neppure l'Enpam (medici e odontoiatri), malgrado ciò mette in luce altre cifre per puntare il dito contro un provvedimento ritenuto iniquo: ammonterebbe a «circa 20 milioni di euro l'arretrato che l'ente dovrebbe percepire dallo stato per aver versato, per i propri iscritti, l'indennità di malattia, non rimborsata per otto anni, a partire dal 2003».

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