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Costi da reato, l'avviso di accertamento arriva dopo

del 02/10/2012
di: Giancarlo Marzo e Stefano Loconte
Costi da reato, l'avviso di accertamento arriva dopo
Costi da reato, l'avviso di accertamento arriva dopo. L'effettiva conoscenza da parte dell'Ufficio dell'esercizio dell'azione penale legittima all'emissione di nuovi avvisi di accertamento a integrazione di quelli precedentemente emessi, qualora l'indeducibilità dei costi derivi dal compimento di un reato tributario ai sensi del decreto legislativo n. 74 del 2000 (dichiarazione fraudolenta, fatture per operazioni inesistenti). È questo il chiarimento fornito da Assonime con la circolare n. 25 dello scorso 28 settembre.

La nuova formulazione del comma 4-bis dell'art. 14 della legge n. 537/1993, se da un lato ha reso evidente l'intenzione di introdurre un legame più oggettivo e diretto del costo indeducibile con l'attività costituente reato (riferendosi a costi «direttamente utilizzati per il compimento di atti o attività qualificabili come delitto colposo non colposo per il quale il pubblico ministero abbia esercitato l'azione penale o, comunque, qualora il giudice abbia emesso il decreto che dispone il giudizio …») rispetto alla onnicomprensiva formulazione precedente (che legittimava il recupero di costi che fossero, in qualsiasi modo, «riconducibili a fatti, atti o attività qualificabili come reato»), non ha chiarito se, ai fini dell'integrazione del presupposto applicativo della norma, dopo la richiesta di rinvio a giudizio da parte del pm, occorresse o meno attendere l'adozione dei provvedimenti del giudice. Come chiarito dall'orientamento espresso nel richiamato documento di prassi, l'esercizio dell'azione penale da parte del pubblico ministero determina, di per sé, atto idoneo ad integrare il presupposto di accesso al nuovo regime, senza alcuna necessità di attendere l'adozione di un provvedimento da parte del giudice. La norma, dunque, individua una seconda autonoma ipotesi di legittimazione per il caso in cui il giudice delle indagini preliminari pervenga ad una qualificazione di reato diversa da quella contestata dal pubblico ministero, tale da risultare da sola rilevante ai fini dell'indeducibilità del costo.

Circa i criteri di coordinamento tra l'azione dell'Autorità giudiziaria e quella dell'amministrazione finanziaria, atteso che l'emanazione di un atto di accertamento ai fini fiscali è giuridicamente possibile solo dopo l'esercizio dell'azione penale o il decreto di rinvio a giudizio per evitare che ne risulti compromessa tutta la complessiva attività di accertamento relativa a un determinato periodo d'imposta, l'AdE ha altresì precisato «la conoscenza da parte degli uffici dell'avvio dell'azione penale, in relazione a un delitto non colposo costituente il presupposto per il recupero a tassazione dei connessi costi, integra la fattispecie di cui al quarto comma del richiamato articolo 43 del decreto del Presidente della Repubblica n. 600 del 1973, in materia di integrazione o modifica in aumento dell'accertamento».

Orbene, la conoscenza dell'esercizio dell'azione penale integrerebbe un'ipotesi di «sopravvenuta conoscenza di nuovi elementi», idonea a legittimare l'emissione di nuovi avvisi di accertamento a integrazione di precedenti atti impositivi, entro i termini di decadenza ordinari o raddoppiati qualora l'indeducibilità dei costi derivi dal compimento di un reato tributario ai sensi del decreto legislativo n. 74 del 2000.

Secondo l'impostazione resa, dunque, in presenza di un processo verbale di constatazione che abbia fatto sorgere la notitia criminis e l'obbligo di denuncia, l'Ufficio potrebbe procedere all'emissione di un avviso di accertamento senza contestazione dell'indeducibilità di eventuali costi utilizzati per il compimento di reati non colposi. Detti componenti reddituali potranno essere oggetto di recupero a tassazione in sede di accertamento integrativo dopo l'azione del pm. Dubbi e problematicità residuano, tuttavia, qualora il vaglio in sede penale sia stato preceduto da un processo verbale nel quale siano stati contestati i medesimi elementi e fatti posti a base del rinvio a giudizio.

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