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Costruire un nuovo Welfare per i professionisti

del 29/09/2012
di: di Lucia Basile
Costruire un nuovo Welfare per i professionisti
Il Welfare per i professionisti non regolamentati. È il tema sul quale è intervenuto il presidente nazionale della Lapet Roberto Falcone nonché vicepresidente Cna Professioni nell'ambito del convegno nazionale «Professioni non regolamentate, quale futuro?» tenutosi giovedì scorso 27 settembre a Roma presso la Camera dei deputati. Il programma della giornata, suddiviso in tre momenti principali ha mosso i suoi passi proprio dal disegno di legge in materia di professioni non regolamentate con l'intervento a cura del presidente Cna Professioni Giorgio Berloffa e i contributi dei parlamentari: Ignazio Abrignani, Benedetto Della Vedova, Anna Rita Fioroni, Laura Froner, Enzo Giorgio Ghigo, Renzo Lusetti, Ermino Quartiani, Roberto Rao. In particolare in materia di Welfare, alla presenza dei parlamentari Giuliano Cazzola e Tiziano Treu, Falcone ha tenuto a ricordare che dal 1996 (anno di entrata in vigore della legge 8 agosto 1995 n. 335) a oggi le aliquote di contribuzione alla gestione separata Inps, per i professionisti iscritti, sono aumentate mediamente del 300% sino ad arrivare, nel prossimo 2018, al 340% in forza della recente legge di riforma del mercato del lavoro. A fronte di tali dati pertanto, Falcone ha posto l'accento sul fatto che nel corso di questi anni, nonostante l'applicazione delle aliquote più alte a carico dei professionisti, la gestione separata è stata sempre caratterizzata da elementi di discriminazione tra collaboratori e professionisti: «Basti pensare alla differenza del carico contributivo sostenuto per un solo terzo dai collaboratori e per intero dai professionisti; o alle modifiche apportate dalla legge finanziaria 2007 (legge 27 dicembre 2006 n. 296) che, mentre innalzava, in un sol colpo, le aliquote per tutti gli iscritti di ben cinque punti percentuali, escludeva i soliti professionisti dal godimento di alcune prestazioni temporanee, tra le quali l'indennità giornaliera di malattia ed i congedi parentali. Situazioni poi risolte, grazie soprattutto al nostro impegno politico, solo col dl 201 del 6 dicembre 2011 convertito in legge n. 214 del 23/12/2011». Nel suo intervento ha poi ribadito il presidente: «Appare del tutto evidente che l'aliquota previdenziale del 28% sommata a quelle fiscali di Irpef, Irap, addizionali Irpef comunali e regionali, costituisce un fardello il cui peso è divenuto ormai insostenibile per i professionisti nell'attuale contesto economico-finanziario recessivo. Senza parlare della discriminazione ancora esistente rispetto ai collaboratori a progetto ma ancor di più rispetto ai professionisti iscritti alle casse private, soggetti ad aliquote contributive del 10–15% con evidenti effetti distorsivi anche dei principi di libera concorrenza nel mercato dei servizi professionali».

Procedendo poi a un'analisi dei numeri dei professionisti iscritti alla gestione separata, Falcone ha segnalato la persistenza del fenomeno dell'evasione contributiva totale. Il perdurare, quindi, della forte pressione fiscale-contributiva potrà, con tutta probabilità incrementare non solo l'evasione totale dei professionisti, ma anche livellare al ribasso i redditi professionali e frazionare la base contributiva su più gestioni. Duplice la strada che la Lapet aderente a Cna Professioni ha suggerito al fine di raggiungere una concreta e definitiva risoluzione alle problematiche evidenziate. Da un lato, si sollecita a trovare una corsia preferenziale per un rapido esame ed approvazione dei disegni di legge giacenti in Commissione lavoro della Camera dei deputati n. 2312 e n. 2345. Dall'altro a provvedere a un accorpamento delle categorie professionali non regolamentate nell'ambito delle casse professionali esistenti mediante opportune modifiche al dlgs 103/96.

In passato, come ha ricordato l'on. Cazzola, è stata posta grande attenzione a tali questioni, anche se i relativi interventi si sono arenati sulla presunta mancanza di copertura finanziaria. «Ci rendiamo conto che in questo momento (siamo agli sgoccioli della legislatura) qualsiasi soluzione non potrà produrre impegni nell'immediato. Continueremo a sollecitare il Parlamento a trovare le giuste risorse: uno sforzo minimo può essere fatto anche per i professionisti che tra l'altro, in questo particolare periodo di recessione economica, contribuiscono seriamente alla creazione di ricchezza nazionale. Riteniamo che l'accorpamento delle casse delle categorie professionali non regolamentate esistenti possa essere facilmente realizzato lasciando i versamenti contributivi già eseguiti presso l'Inps e procedendo al loro recupero solo in età pensionabile a mezzo dell'istituto della totalizzazione. Il tutto avverrebbe a invarianza dei saldi del bilancio consolidato dello Stato. A ben vedere questa soluzione porterebbe ossigeno a più di qualche cassa professionale», ha spiegato Falcone che, in merito alla prima soluzione, ha aggiunto: «Si potrebbe apportare qualche correttivo all'art. 3 di entrambi i disegni di legge nella direzione di contemperare l'esigenza di cassa dello Stato con le esigenze dei professionisti. Questo correttivo potrebbe essere così definito: l'aliquota contributiva previdenziale dei professionisti iscritti alla gestione separata Inps è il 20% applicata sul reddito professionale. Tale contributo è versato all'Inps al netto del diritto di rivalsa del 4% che i professionisti devono applicare ai compensi lordi. Il diritto di rivalsa del 4% è in ogni caso versato all'Inps». In definitiva quindi l'applicazione del correttivo produce una minima riduzione delle entrate dell'Ente previdenziale a fronte di un significativo sgravio del carico contributivo di circa il 10% a favore del professionista. Tanto dal fronte politico quanto dalla stessa Cna Professioni è emersa dunque la ferma volontà di pervenire ad una definitiva risoluzione, già dalla prossima legislatura.

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