Consulenza o Preventivo Gratuito

Per accedere al credito conta la storia della pmi

del 29/09/2012
di: di Roberto Lenzi
Per accedere al credito conta la storia della pmi
Il credito alle piccole e medie imprese non passerà più dalla presentazione di un bilancio ben fatto e di un business plan magari destinato a rimanere in gran parte solo sulla carta. Intesa Sanpaolo ha deciso di cambiare strada e di andare a valutare soprattutto la storia del potenziale cliente. Ai fini dell'attribuzione del rating creditizio il bilancio peserà solo tra il 10 e il 20%. Ma c'è di più. Intesa Sanpaolo ha previsto addirittura una sorta di processo d'appello: una sorta di istanza superiore alla quale può rivolgersi l'imprenditore che in filiale si è visto attribuire un rating negativo e quindi rischia di non ottenere linee di credito. È quanto emerso dal convegno organizzato ieri a Milano da ItaliaOggi in collaborazione con Intesa Sanpaolo e Unione commercialisti di Milano. Nel corso dei lavori si è parlato anche di finanziamenti agevolati: sono infatti operativi bandi che mettono in campo oltre 8,1 miliardi di euro, con fondi della Ue, ed esistono strumenti attualmente operativi per finanziare progetti di start up, infine sono in uscita bandi per stimolare le imprese sane a investire e altri bandi appropriati per supportare le situazioni di crisi.

Un nuovo sistema di calcolo del rating. Con il nuovo sistema di calcolo di rating, che ha avuto l'approvazione della Banca d'Italia, Intesa Sanpaolo intende rivoluzionare il modo di fare credito alle imprese. Al primo posto ci sarà la storia dell'azienda e la sua capacità di stare sul mercato. Inoltre, se il cliente ritiene che la filiale sul territorio (ricordiamo che sono oltre cinquemila) non ha valuto bene la sua posizione può richiedere che questa sia rivista attraverso una sorta di appello. Nella struttura di Milano, il direttore si è impegnato a dare una risposta in due giorni, dichiarandosi disponibile a valutare anche eventuali elementi aggiuntivi che l'impresa può mettere in campo.

È stata sottolineata anche l'importanza di un ciclo virtuoso che veda impegnati imprese, consulenti, banche ed associazioni che permettano un dialogo trasparente, ispirato alla fiducia reciproca.

Solo il 5% delle imprese utilizza il fondo di garanzia. Non è mai a sufficienza sottolineato il ruolo che possono avere, ai fini della concessione del credito, i confidi, che permettono di ridurre i tassi e di garantire le imprese nei loro progetti di rilancio e di ristrutturazione. Così come va sottolineata l'importanza che può avere presentare una richiesta con garanzia da parte del Mediocredito centrale. Purtroppo però solo il 5% delle imprese sta utilizzando questo sistema di garanzia pubblica. Il fondo di garanzia nazionale permette di ottenere una garanzia pubblica fino all'80% del finanziamento da richiedere. Le imprese possono essere ammesse all'intervento del Fondo per un importo massimo garantito complessivo per impresa che, tenuto conto delle quote di capitale già rimborsate, non sia superiore a 1 milione e 500 mila euro, ovvero a 750 mila euro nel caso delle imprese di autotrasporto merci per conto terzi. La richiesta di ammissione al fondo di garanzia viene presentata direttamente dalla banca finanziatrice al soggetto gestore, entro sei mesi dalla data della delibera. E questo rappresenta uno strumento importantissimo, che può incidere in modo decisivo nell'ambito dell'istruttoria bancaria, potendo rendere bancabile anche un soggetto che in sua assenza non lo sarebbe.

vota