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Unionfiliere e Federazione uniti per il Made in Italy

del 28/09/2012
di: Loredana Capuozzo
Unionfiliere e Federazione uniti per il Made in Italy
Stretta di mano tra Unionfiliere e Federazione distretti italiani per fare strada a un futuro «insieme». Il Sistema camerale e la rete delle eccellenze distrettuali tricolore uniscono le forze per favorire la competitività delle filiere e dei distretti dell'Italian Style. A suggellare questa preziosa alleanza sono stati i presidenti di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, di Unionfiliere, Giovanni Tricca, e della Federazione dei Distretti, Valter Taranzano, che nei giorni scorsi si sono impegnati formalmente a sperimentare forme di collaborazione sempre più incisive volte a favorire l'aggregazione delle strutture responsabili della elaborazione di interventi condivisi. Un percorso che porterà la Federazione dei Distretti a confluire nell'arco di un biennio nell'Associazione delle camere di commercio per la valorizzazione delle filiere del Made in Italy. Soddisfatto Dardanello, secondo il quale questo accordo «consentirà di creare un luogo privilegiato per lo sviluppo di iniziative volte a sostenere la capacità competitiva delle nostre aziende, attraverso un confronto costante tra sistema camerale e sistema associativo». E introduce per Tricca «un importante elemento di razionalizzazione che permette di portare avanti un lavoro comune sotto un'unica realtà istituzionale ottimizzando l'impegno delle camere di commercio sul territorio e sul tessuto produttivo». Dello stesso avviso Tarzano per il quale «questa fusione è la conseguenza naturale di una strategia condivisa a sostegno delle produzioni di qualità che tengono alta la bandiera del Made in Italy nel mondo».

A poco più di un anno dalla nascita di Unionfiliere, frutto della fusione dei due organismi del sistema camerale per la valorizzazione delle filiere oro e moda, Assicor e Itf, l'Associazione rilancia dunque la sfida e si prepara ad aprirsi a nuovi settori, forte della nuova e più stringente collaborazione avviata con la Federazione dei distretti. A partire da quelli del legno-arredo e della automazione-meccanica che presto, ci si augura, si aggiungeranno ai «neoacquisiti» della filiera dell'edilizia sostenibile e della nautica. Con un unico spirito: unire per qualificare, valorizzare, promuovere le filiere che hanno reso famoso il made in Italy nel mondo. E che ce ne sia bisogno lo dicono i numeri. Secondo un recente studio realizzato dall'Istituto Tagliacarne, sulle tre filiere che più fortemente caratterizzano l'Italian Style (moda, oreficeria e nautica) la crisi infatti non ha risparmiato produzione, fatturato e occupati. Eppure il potenziale resta elevato. Basti pensare che insieme realizzano un giro d'affari che sfiora i 200 miliardi di euro ovvero il fatturato dell'intero Piemonte (Fiat inclusa). E con 341mila imprese, che costituiscono il 5,4% della base imprenditoriale nazionale, danno lavoro a 1.421.644 persone, cioè a dire l'8,2% degli addetti che operano al di fuori dell'agricoltura. Dati che sono la diretta conseguenza dell'evoluzione dei distretti verso forme organizzative più aperte e diffuse a tutto vantaggio della concentrazione di filiere non più di un singolo territorio. Perché le filiere costituiscono una base di partenza fondamentale per dare senso e riconoscibilità all'agire insieme nell'intento di sviluppare progetti di interesse comune. Dai progetti di internazionalizzazione a quelli di investimento immateriale (ricerca, marchio, significato, qualità, certificazione, tracciabilità ecc.). Rappresentano cioè quell'ossatura invisibile del nostro sistema produttivo che lega le imprese del made in Italy alla forza della transizione. In questo contesto i territori restano centrali ma cambia la loro funzione che diventa sempre più connessa alla capacità di favorire progettualità condivise, reti tra imprese e tra imprese e Istituzioni. Relazioni che le camere di commercio, con Unionfiliere e i distretti, attraverso il protocollo appena sottoscritto intendono ulteriormente facilitare, nella convinzione che la ripresa del Sistema Italia passi anche attraverso questi snodi fondamentali dell'economia reale.

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