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L'esenzioni con l'acquisizione dei dati del cessionario

del 28/09/2012
di: di Franco Ricca
L'esenzioni con l'acquisizione dei dati del cessionario
L'amministrazione finanziaria può subordinare l'esenzione dall'Iva della cessione intracomunitaria all'acquisizione, da parte del fornitore, del numero di partita Iva del cessionario; tuttavia, non può negare l'esenzione per il solo fatto che il fornitore, in buona fede, non abbia potuto rispettare questo obbligo ed abbia comunque dimostrato che il cessionario ha effettuato l'acquisto in veste di soggetto passivo. Lo ha stabilito la Corte di giustizia Ue con la sentenza 27 settembre 2012, C-587/10, in un procedimento pregiudiziale sollevato dai giudici tedeschi e riguardante, ancora una volta, i requisiti per l'esenzione (non imponibilità, nel lessico del legislatore italiano) delle cessioni intracomunitarie e gli oneri probatori.

L'apparente contrasto nel pronunciamento (comunque problematico) della Corte mette in luce la distinzione delle due questioni che si intrecciano tra loro: da un lato, quella sostanziale dei presupposti per la configurazione di una cessione intracomunitaria esente nel paese membro di origine in quanto tassata come acquisto intracomunitario nel paese membro di destinazione, nella fattispecie il requisito della soggettività passiva del cessionario, e, dall'altro, quella procedurale dei mezzi di prova dell'esistenza dei presupposti.

All'origine della vicenda è un'operazione triangolare che vede due cessioni «a catena» realizzate con un unico spostamento dei beni dalla Germania alla Finlandia, il cui promotore era una società americana non identificata ai fini Iva nell'Ue che aveva acquistato i beni dal fornitore tedesco e li aveva rivenduti al proprio cliente finlandese. Alla richiesta del fornitore di comunicare il numero di partita Iva, la società americana aveva comunicato quello del proprio cliente, ottenendo così la fatturazione in regime di cessione intracomunitaria. L'amministrazione finanziaria tedesca aveva però contestato l'operazione, ritenendo che, in mancanza del numero di partita Iva comunitario della società acquirente, non potesse configurarsi una cessione intracomunitaria esente.

Il giudice investito della controversia, dubitando della corretta soluzione del caso, decideva di rivolgersi alla corte di giustizia per sapere se la normativa comunitaria consenta all'amministrazione finanziaria, in una situazione del genere, di negare l'esenzione e se sia rilevante, ai fini della soluzione, il fatto che l'acquirente sia stabilito fuori dell'Ue e sia privo di numero identificativo in uno stato membro.

Nella sentenza, dopo avere illustrato il regime degli scambi intraUe, la corte osserva che il requisito secondo cui, per aversi una cessione intracomunitaria esente, l'acquirente deve essere un soggetto passivo che agisce in quanto tale, non implica, di per sé, che questi debba operare con un numero di identificazione Iva. Di conseguenza, le questioni sollevate vanno inquadrate nel contesto dei mezzi di prova che possono essere richiesti al fornitore per dimostrare la sussistenza del requisito relativo allo status di soggetto passivo dell'acquirente.

In proposito, la corte ricorda di avere già dichiarato che, in mancanza di disposizioni nella direttiva, rientra nella competenza degli stati membri stabilire i mezzi di prova atti ad assicurare l'esatta riscossione dell'imposta e ad evitare le frodi e che spetta al fornitore ha l'onere di provare che le condizioni sono soddisfatte.

Nell'imporre le condizioni, però gli stati membri non possono eccedere quanto necessario allo scopo. Subordinare il diritto all'esenzione della cessione intracomunitaria al rispetto di obblighi di forma, tralasciando di considerare i requisiti sostanziali, eccederebbe lo scopo della norma.

Quanto alla questione se questi principi siano rispettati nel caso in cui lo stato membro impone al fornitore l'acquisizione del numero di partita Iva del cessionario, è incontestabile che tale numero d'identificazione sia intrinsecamente connesso allo status di soggetto passivo.

Tuttavia, la prova di tale status non può dipendere sempre e solo dal suddetto elemento, trattandosi di in requisito formale che non può rimettere in discussione il diritto all'esenzione dall'Iva qualora ricorrano le condizioni sostanziali di una cessione intracomunitaria, donde la conclusione anticipata in apertura.

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