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I versamenti sul conto non sono prova di evasione

del 27/09/2012
di: La Redazione
I versamenti sul conto non sono prova di evasione
I versamenti sul conto bancario dell'imprenditore non sono prova di evasione fiscale. Possono però essere valutati dal giudice penale, insieme agli altri dati acquisiti nel processo tributario, per giungere a una condanna.

È quanto stabilito dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 37071 del 26 settembre 2012, ha confermato la responsabilità a carico di un imprenditore accusato di dichiarazione infedele perché, oltre a non aver saputo giustificare ingenti versamenti sui suoi conti, non aveva tenuto correttamente la contabilità dell'azienda. In particolare la terza sezione penale ha chiarito che in tema di reati tributari, non può farsi ricorso alla presunzione secondo cui tutti gli accrediti registrati sul conto corrente si considerano ricavi dell'azienda, in quanto spetta al giudice penale la determinazione dell'ammontare dell'imposta evasa procedendo d'ufficio ai necessari accertamenti, eventualmente mediante il ricorso a presunzioni di fatto. Tuttavia, aggiungo gli Ermellini, l'autonomia dei procedimento penale rispetto a quello tributario non esclude che, ai fini della formazione del suo convincimento, il giudice penale possa avvalersi degli stessi elementi che determinano presunzioni secondo la disciplina tributaria, a condizione che gli stessi siano assunti non con l'efficacia di certezza legale, ma come dati processuali oggetto di libera valutazione ai fini probatori. La vicenda riguarda un imprenditore sardo accusato di dichiarazione infedele, per aver indicato, per gli anni dal 2003 al 2005, un attivo inferiore al fine di evadere Ires e Iva.

Fra l'altro dalle indagini fatte dalla Guardia di finanza e sulle quali si era basato l'accertamento fiscale era risultato che l'uomo aveva fatto dei versamenti ingenti e sospetti sul suo conto bancario, senza riuscire poi a giustificarli se non riferendosi vagamente alle esigenze della famiglia. Oltre ai dati raccolti in banca che, da soli, specifica la Cassazione, non sono sufficienti a fondare una condanna penale, dalle ispezioni era risultata anche una contabilità disastrosa, male tenuta.

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