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Pre concordato, occorre l'avvocato di rigore

del 27/09/2012
di: di Marcello Pollio
Pre concordato, occorre l'avvocato di rigore
La domanda di pre concordato non può essere presentata dal debitore in proprio, occorre sempre l'assistenza di un avvocato. E' questa una delle linee guida dettate dal tribunale di Milano per «sbarrare» la strada a facili utilizzi delle nuove disposizioni della legge fallimentare riformata dal decreto crescita (dl 83/2012) e dalla sua legge di conversione, n. 134/2012, in vigore da pochi giorni (11 settembre 2012) e già utilizzata da moltissime imprese. Nei primi giorni di vigenza delle norme, infatti, la disposizione più attesa e innovativa, contenuta nel sesto comma dell'art. 161 l.fall., che permette all'imprenditore in crisi, di presentare la sola domanda di concordato preventivo, priva di qualsiasi allegazione e informazione, se non solo munita degli ultimi tre bilanci, sembra avere già «sommerso» molti tribunali fallimentari, che si vedono costretti a valutare le richieste, pur in assenza di obblighi pre informativi fissati dalla legge. Il tribunale di Milano, seconda sezione civile fallimenti, nella riunione «plenum» del 20 settembre scorso, ha così redatto un verbale della riunione con l'«interpretazione delle norme di carattere concorsuale contenute nel decreto sviluppo (decreto legge 83/2012 convertito in legge n. 134/2012). Prassi da adottare», che detta a tutti i giudici fallimentari del tribunale di Milano le regole da osservare per la valutazione e trattazione delle disposizioni normative. Il documento, per la verità, oltre che dare comportamenti univoci ai giudici fallimentari e facilitare quindi il lavoro di cancelleria nasconde tra le pieghe alcuni «accorgimenti» che rende più farraginoso l'utilizzo delle disposizioni del decreto crescita n. 83/2012 da parte delle imprese in crisi. Mentre da un lato, il documento di prassi stabilisce che «esaminata ogni nuova domanda, il presidente della sezione nomina un giudice relatore che resterà lo stesso – come giudice delegato - anche nella procedura conseguente, si tratti di concordato preventivo o di accordo di ristrutturazione ex art. 182 bis l.fall» e chiarisce che la domanda è una sola e sempre identica, sia quando viene presentato un concordato definitivo, sia quando viene presentato un concordato con riserva (o pre-concordato), sotto il profilo processuale interpreta in modo estremamente rigoroso la disposizione del sesto comma dell'art. 161, quindi obbligando il debitore in crisi a depositare il ricorso contenente la domanda di concordato solo se munito dell'«assistenza sempre di un avvocato».

Per la verità, la domanda di cui al sesto comma è, appunto, identica alla domanda del primo comma della medesima disposizione, il quale chiarisce che «la domanda di ammissione alla procedura di concordato preventivo è proposta con ricorso, sottoscritto dal debitore». Ai sensi dell'art. 125 del c.p.c. il ricorso deve essere sottoscritto dalla parte se questa può stare in giudizio personalmente o dal difensore quando la parte sta in giudizio con il ministero di un difensore (art. 83 c.p.c.). Poiché l'art. 161, comma 1, l.fall. prevede espressamente la sottoscrizione del debitore, la maggior parte dei tribunali hanno sempre ammesso la presentazione delle domande di concordato preventivo personalmente dal ricorrente, senza ausilio di difensore, essendo una facoltà e non un obbligo ottenere l'assistenza di un legale.

Dunque, l'indirizzo del tribunale milanese, da sempre espressione di prassi virtuose dei tribunali italiani, potrà essere messo presto in discussione. Non si comprende, infatti, come i tribunali che hanno sempre ammesso sino ad oggi agli imprenditori in crisi di presentare personalmente i ricorsi per concordato preventivo debbano modificare il modus operandi. L'interpretazione del tribunale meneghino farebbe leva, secondo indiscrezioni, sul presupposto che oggi la legge diversifica tra domanda, piano e proposta (art. 161, comma 2, l.fall.) e dunque, dati i molti e importanti effetti che dalla domanda di concordato preventivo o preconcordato discendono sulla sfera del debitore e dei creditori, non si può derogare alla disposizione dell'art. 82 , comma 2, c.p.c., il quale permette alla parte di stare in giudizio solo nei casi espressamente previsti dalla legge. La scelta ha un sapore di opportunità pratica per disincentivare l'utilizzo del concordato in bianco, piuttosto che interpretare le nuove disposizioni in modo sistematico e, infatti, non sembrerebbe sussistere tale necessità dato che l'art. 161 comma 1 l.fall. non è stato modificato. Il documento di prassi, che sembra per altro essere stato diffuso prima della sua definitiva approvazione da parte di tutti i partecipanti al plenum, si pronuncia su molti altri argomenti. Il contenuto minimo della domanda di preconcordato, il termine da concedere al debitore, sempre al minimo di legge, salvo domande motivate e idoneamente documentate da parte di chi chiede il beneficio del concordato in bianco, le valutazioni preliminari che deve svolgere il tribunale in merito alla domanda di preconcordato e gli obblighi informativi periodici da disporre in caso di prenotazione del concordato preventivo sino al deposito della proposta e del piano, ecc.

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