Consulenza o Preventivo Gratuito

L'Iva resta in regime monofase per l'editore straniero

del 26/09/2012
di: di Franco Ricca
L'Iva resta in regime monofase per l'editore straniero
L'editore con sede in un altro stato membro dell'Ue, che vende quotidiani in abbonamento nei confronti di consumatori finali nel territorio italiano, al superamento dell'importo di 35 mila euro annui è tenuto a registrarsi ai fini Iva in Italia mediante rappresentante fiscale o identificazione diretta per tassare le cessioni all'imposta italiana. Resta ferma, comunque, l'applicazione dell'imposta secondo il regime speciale per l'editoria, con la conseguente possibilità di avvalersi della determinazione dell'imponibile con il sistema della resa forfetaria. Questi, in sintesi, i chiarimenti forniti dall'Agenzia delle entrate con la risoluzione n. 90 del 25 settembre 2012, che, rispondendo a un'istanza di interpello, scioglie i nodi dell'intreccio fra le disposizioni sul regime monofase dell'art. 74 del dpr 633/72 e del dm 9 aprile 1993 e le regole particolari delle c.d. «vendite a distanza» dettate dall'art. 40 del dl 331/93 nell'ambito della disciplina degli scambi intracomunitari. L'Agenzia, muovendo dalla premessa che i quesiti posti riguardino cessioni in abbonamento, verso privati consumatori, di giornali o periodici commercializzati in Italia da un soggetto passivo comunitario, ricorda anzitutto che, ai sensi delle disposizioni della lettera c) del primo comma dell'art. 74, nel settore editoriale l'Iva è assolta esclusivamente dall'editore, secondo un regime monofase, sulla base del prezzo di vendita al pubblico, e può essere calcolata, a scelta del soggetto: sul numero delle copie effettivamente vendute; sul numero delle copie consegnate o spedite diminuito della percentuale di forfetizzazione della resa; detta percentuale, per i giornali quotidiani e periodici, è fissata nell'80% e si applica anche alle copie cedute in abbonamento, per cui l'imponibile corrisponde, in sostanza, al 20% delle copie consegnate o spedite.Sotto altro profilo, poi, l'agenzia osserva che le vendite a privati consumatori di beni spediti o trasportati in Italia da o per conto di un soggetto passivo in altro stato membro (vendite a distanza), sono disciplinate dall'art. 40 del dl 331/93, che prevede l'assoggettamento all'imposta in Italia, come cessioni nazionali (e non come scambi intracomunitari) al superamento della soglia di 35 mila euro annui, oppure anche al di sotto di questa soglia se il venditore opta comunque per l'assoggettamento in Italia anziché nel paese di origine. In tale ipotesi, pertanto, il cedente comunitario, qualora non abbia già una stabile organizzazione sul territorio nazionale, avrà l'obbligo di assumere un numero di partita Iva in Italia, attraverso un rappresentante fiscale o identificandosi direttamente, al fine di assolvere i prescritti adempimenti Iva (in questo caso, infatti, debitore dell'imposta è necessariamente il cedente, in quanto gli acquirenti sono privati consumatori).

Riguardo alle modalità di applicazione dell'imposta, poi, poiché il soggetto estero che assume l'iniziativa di commercializzazione di prodotti editoriali in Italia si qualifica editore ai fini delle richiamate disposizioni dell'art. 74, egli dovrà osservare il regime speciale monofase, che prevede, come accennato, l'assolvimento dell'Iva, sulla base del prezzo di vendita al pubblico, soltanto da parte dell'editore, con la possibilità di determinare la base imponibile per il calcolo dell'imposta stessa sul numero delle copie effettivamente vendute, oppure sul numero delle copie spedite (comprese quelle in abbonamento) ridotto della resa forfettaria.

L'abbattimento forfetario, chiarisce infine la risoluzione, non potrà però applicarsi ai fini della determinazione della soglia di 35 mila annui oltre la quale scatta l'obbligo di assoggettare le vendite «a distanza» alla tassazione nel paese di destinazione, ossia in Italia.

vota