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Il ministro Fornero sollecita fusioni e accorpamenti

del 22/09/2012
di: di Simona D'Alessio
Il ministro Fornero sollecita fusioni e accorpamenti
Mettere i conti in sicurezza «non basta» perciò, pur esprimendo «soddisfazione» per quanto svolto dagli enti privatizzati (ottemperando alla legge 214/2011 che ha elevato la sostenibilità a 50 anni), c'è da auspicare in qualche caso «l'integrazione», perché «ci sono professioni che iniziano a sembrare invecchiate». Elsa Fornero arriva alla X conferenza della Cassa di previdenza forense a Roma e, dal palco dell'auditorium della Conciliazione, dichiara ufficialmente riaperto il cantiere della fusione fra alcuni soggetti formatisi con i dlgs 509/1994 e 103/1996. Chiaro il riferimento a due categorie, dottori commercialisti e ragionieri, che condividono un albo, ma hanno gestioni pensionistiche separate. Quasi un leitmotiv per il ministro del welfare, proposto anche nel corso dell'ultimo faccia a faccia con i vertici degli istituti, mercoledì, durante un confronto indetto per conoscere l'andamento dei piani di revisione con cui assicurare bilanci sostenibili no più per tre, ma per cinque decenni. Sulla verifica governativa in merito alle misure adottate la titolare di via Veneto tiene la bocca cucita, dinanzi alla platea di avvocati arrivati nella capitale per celebrare il 60° anniversario dalla fondazione della Cassa perché, spiega, «siamo a ridosso di una scadenza», quella del 30 settembre, termine ultimo per sottoporre al dicastero i provvedimenti di riforma. Le prime conclusioni tratte sono che il percorso compiuto «contribuisce ad un miglioramento della situazione del paese. La richiesta della legge di dare solidità finanziaria agli enti, separando anche solidarietà da previdenza, è stato accolto», osserva. A Fornero replica Alberto Bagnoli, presidente della Cassa forense, grato per il riconoscimento del lavoro effettuato, ma pronto a cogliere uno spunto («convocherò giudici ed avvocati che si occupano della materia lavoristica per discutere degli effetti della riforma del mercato del lavoro») per segnalare l'assenza dei professionisti ai tavoli governativi, quando invece potrebbero «contribuire allo sviluppo» della nazione.

Aprendo i lavori dell'assise, il numero uno dell'ente rievoca le battaglie in corso, fra cui quella contro la doppia tassazione (sui rendimenti degli investimenti finanziari effettuati e sulle prestazioni erogate, ndr) che, dice, «inascoltati, ancora combattiamo da anni». E il concetto di sostenibilità non va declinato esclusivamente sul versante finanziario, ma anche su quello sociale, considerato che «per il terzo anno consecutivo i guadagni della categoria sono in discesa. Soltanto il 10% degli iscritti paga il contributo di solidarietà», dichiarando entrate annue «superiori agli 80 mila euro». Concetti evidenziati anche da Renato Schifani, presidente di palazzo Madama: «Nell'ultimo triennio il calo del reddito medio della professione è stato di circa -7,3%, situazione che ha raggiunto livelli che destano preoccupazione». Eppure la Cassa, dice Guido Alpa, alla guida del Consiglio nazionale forense, «tiene alto il valore della solidarietà», sebbene la crisi non allenti la presa.

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