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Accertamenti: spending review, i notai dicono no

del 22/09/2012
di: di Ignazio Marino
Accertamenti: spending review, i notai dicono no
«Il risparmio del 5% sui consumi intermedi del 2012 imposti dalla Spending review e da versare allo Stato sono un prelievo forzoso. E in quanto tale, come ente dei notai, noi non verseremo un euro finché non sarà accertata, dalla Corte costituzionale, la legittimità di questa legge». Paolo Pedrazzoli, presidente della Cassa del notariato, durante la X conferenza sulla previdenza forense a Roma, non ha usato mezzi termini per andare al cuore di una vicenda che vede molti altri colleghi contrari alla norma (tanto da decidere di impugnarla anche davanti alla Corte Ue, si veda ItaliaOggi del 7/9/2012) e neanche sufficientemente convinti su quali voci risparmiare. Visto che la circolare del Mef del sette settembre 2012 nulla dice al riguardo. E quelle Casse che sono arrivate a stimare una cifra (200 milioni in casa dei consulenti del lavoro, 550 in quella dei ragionieri, 500 in quella dei geometri, 35 in quella dei biologi, 90/100 in casa di agronomi e forestali, geologi, chimici e attuari) lo hanno fatto sfruttando interpretazioni interne o sfruttando il sistema europeo dei conti nazionali (SEC95) o ancora la pubblicazione dell'Istat sui conti della P.a. Martedì l'Adepp (l'associazione degli enti di previdenza privati e privatizzati) si riunirà per affrontare la questione in considerazione che i risparmi vanno versati in apposito capitolo di bilancio dello stato entro il 30 settembre. Difficile che uscirà una posizione univoca al riguardo. A margine della conferenza Albero Bagnoli, numero uno di Cassa Forense, ha preso le distanze dal collega notaio dicendo «Noi le leggi le rispettiamo». Il problema però esiste. Secondo quanto risulta a ItaliaOggi, infatti, a parte i cinque enti citati, a meno di 10 giorni dalla scadenza prevista dalla legge, gli altri 15 non hanno le idee chiare su come procedere. Ma hanno una convinzione precisa. Che Paola Muratorio, numero uno di Inarcassa, sintetizza così: «Ciò che sembra poco legittimo è che la riduzione della spesa non vada a beneficio degli associati ma diventi un trasferimento allo Stato, con il risultato che il risparmio previdenziale si tramuta a tutti gli effetti in un prelievo fiscale a carico dei nostri iscritti».
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