Consulenza o Preventivo Gratuito

Unico 2012: i costi black list sempre indicati

del 22/09/2012
di: di Fabrizio G. Poggiani
Unico 2012: i costi black list sempre indicati
A pochissimi giorni dalla presentazione telematica di Unico 2012, professionisti con occhio vigile sui costi «black list», da indicare sempre in modalità separata, anche in presenza di un parere positivo alla relativa istanza di disapplicazione.

Con la circolare n. 35/E del 20 settembre scorso (Italia Oggi, 21/09/2012), l'Agenzia delle Entrate ha ufficializzato numerose risposte, fornite nel corso di un qualificato corso di aggiornamento professionale (circuito MAP).

Con espresso riferimento alla deducibilità dei costi «black list», di cui ai commi 10 e 11, dell'articolo 110, dpr n. 917/1986, le Entrate hanno fornito alcune interessanti risposte che complicano la compilazione delle dichiarazioni dei redditi, in corso di trasmissione da parte degli intermediari, stante la scadenza fissata al 30 settembre prossimo.

Il filo conduttore delle risposte è evidente in quanto, per la totalità dei casi esposti, il contribuente non può esimersi da indicare «separatamente» tutti gli oneri e i costi derivanti, direttamente o indirettamente, da operazioni eseguite con operatori (professionisti e/o imprese) collocati su un territorio a fiscalità privilegiata (cosiddetti «paradisi fiscali»).

Sul tema è opportuno ricordare che il citato comma 10, dell'articolo 110 del Tuir dispone che sono indeducibili le spese e gli altri componenti negativi derivanti da imprese «residenti o localizzate» in Stati e territori diversi da quelli individuati nella «white list», da emanarsi ai sensi dell'art. 168-bis del Tuir; sotto il profilo oggettivo, l'indeducibilità riguarda «le spese e gli altri componenti negativi (...)» dovendo considerare tali (circ. 51/E/2010, § 9.2) qualunque componente negativo di reddito derivante da «transazioni commerciali», poste in essere con fornitori «black list» (a sostegno, circ. 35/E/2012 § 4.2 e 4.3).

La presunzione relativa trova le proprie eccezioni (esimenti) in presenza di imprese estere che svolgono prevalentemente un'attività commerciale effettiva o in presenza di operazioni che rispondono a un effettivo interesse economico e che hanno avuto la concreta esecuzione; la prova contraria può essere sempre fornita, preventivamente, presentando istanza di interpello, ai sensi dell'art. 21, della legge n. 413/1991 o nel corso della procedura di accertamento (entro 90 giorni dalla richiesta).

Infine, il comma 301, dell'art. 1, della legge n. 296/2006, intervenendo sul comma 11, del citato articolo 110 del Tuir, ha imposto la separata indicazione di tali costi nella dichiarazione dei redditi, eliminando contestualmente la condizione della deducibilità al rispetto di tale adempimento (separata indicazione).

Fatta questa ampia ricognizione della disciplina, l'agenzia conferma, in coda alla circolare in commento, che neppure la presenza di un parere positivo all'interpello disapplicativo presentato dal contribuente, quest'ultimo può esimersi dall'indicare separatamente i componenti negativi, stante la natura «obbligatoria» della segnalazione stessa.

In altre parole, ribadendo quanto già indicato in un precedente documento di prassi (circ. 46/E/2009), l'agenzia conferma che la segnalazione distinta resta necessaria, ancorché l'assenza della stessa non comprometta la deducibilità del costo sostenuto.

Con riferimento ai costi e agli oneri oggetto di segnalazione, le Entrate confermano che l'ambito applicativo delle disposizioni indicate, in particolare di quelle inserite nel comma 10, risulta piuttosto ampio, dovendo considerare oggetto di indicazione separata anche le minusvalenze, tenendo conto dell'operazione originaria di acquisto intercorsa con il soggetto collocato nel paradiso fiscale, e la generalità dei componenti negativi, compresi gli interessi e gli oneri finanziari assimilati, derivanti da transazioni di natura finanziaria (circ. 51/E/2010 § 9.2).

Ma la parte più interessante riguarda la risposta 4.2) concernente le perdite su crediti che, notoriamente, non sono generate da operazioni passive ma da operazioni attive.

Sul punto, una parte della dottrina ha evidenziato che riesce difficile dimostrare a posteriori un «effettivo interesse economico» del contribuente italiano per un'operazione che si è concretizzata in una perdita, ma è anche opportuno ricordare che tale interesse economico è da dimostrare solo in «via alternativa» alla verifica dello svolgimento, in via prevalente, di un'attività commerciale effettiva dell'impresa estera.

Infine se, in sede di compilazione delle dichiarazioni, l'indicazione separata richiesta dei costi (perdite su crediti, perdite su cambi, ecc…) risulta omessa, si ricorda che non è più prevista la sanzione impropria dell'indeducibilità degli stessi oneri, ma una disciplina specifica e differenziata nelle ipotesi di sussistenza o meno delle esimenti, di cui agli articoli 1 e 8, dlgs n. 471/1997, con possibilità di applicare le sanzioni ridotte, in presenza di dichiarazione integrativa presentata prima o dopo l'avvio dei controlli (da euro 258 a 2065 o pari al 10% dei costi).

vota