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Giustizia civile: per una sentenza occorre un anno

del 22/09/2012
di: di Valerio Stroppa
Giustizia civile: per una sentenza occorre un anno
Italia fanalino di coda d'Europa sui tempi della giustizia civile. Per ottenere la sentenza di 1° grado ci vogliono in media 393 giorni, ma il dato è «addolcito» dall'inserimento dei ricorsi amministrativi. All'interno dell'Ue attese più lunghe si registrano solo in Portogallo (417 giorni) e Grecia (510 giorni), mentre sono necessari alcuni mesi in meno in Francia (272 giorni) e Germania (240 giorni). Tempi decisamente più contenuti in Scandinavia (Norvegia 175 giorni, Svezia 183 e Finlandia 95), mentre in Polonia e Repubblica Ceca occorrono appena 65 e 56 giorni. Su determinate fattispecie, poi, in Italia l'orizzonte si dilata ulteriormente: per le cause di divorzio la media per il verdetto di 1° grado è di 547 giorni, mentre in quelle giuslavoristiche si arriva a superare i 600 giorni. I dati sono contenuti nel rapporto 2012 diffuso dal Cepej, la Commissione europea per l'efficacia della giustizia, che da un decennio è il più autorevole report internazionale per la comparazione dei sistemi-giustizia dei 47 paesi appartenenti al Consiglio d'Europa.

Costi. Lo studio analizza i budget stanziati nel 2010 dai diversi stati per la giustizia (incluso il sistema penitenziario) ed evidenzia che la spesa media è stata di 1.953 milioni di euro per ogni nazione. Tuttavia, i singoli dati in valore assoluto spaziano dai 792 mila euro di San Marino ai 13,3 miliardi della Germania. L'Italia ha investito nella macchina giudiziaria 7,7 miliardi di euro, ma eliminando la quota parte legata al funzionamento delle carceri la spesa media per abitante è stata di 73 euro. Di questi, 50 euro sono andati a finanziarie i tribunali, mentre 20 euro pro-capite sono serviti ad alimentare le procure. Per quello che viene definito il «legal aid», ossia i servizi che assicurano l'accesso alla giustizia ai meno abbienti (in particolare tramite il gratuito patrocinio), l'Italia ha investito 127 milioni di euro, con una media di poco più di 2,1 euro per abitante, dato che relega il Belpaese verso il fondo dell'apposita classifica. Nel Regno Unito, infatti, la spesa è di circa 50 euro per abitante, mentre la media complessiva si attesta a quota 6,8 euro.

Personale. Nel 2010 l'Italia poteva contare su 6.654 giudici togati, un numero analogo a quello della Francia e pari a un terzo di quelli presenti in Germania. Complessivamente i magistrati professionali nei paesi interessati dalla ricerca sono 138 mila, con una maggiore concentrazione negli stati dell'Europa centrale e dell'est. Rispetto al 2006, sottolinea tuttavia il report, nella maggior parte dei paesi il numero dei giudici è rimasto stabile. Per quanto attiene al personale impiegato nei tribunali, l'Italia fa registrare oltre 24 mila unità, di cui circa 9.700 strettamente connessi alle funzioni giurisdizionali (cancellieri ecc.). La media nei 47 paesi appartenenti al Consiglio d'Europa è di 9 mila addetti. Anche nelle procure i dati nazionali superano quelli complessivi: se in media per ogni stato si registrano 1.853 pm e 2.146 funzionari amministrativi, in Italia tali dati sono pari rispettivamente a 1.978 e a 9.409 unità.

Stipendi giudici. Il rapporto Cepej passa in rassegna pure la retribuzione di magistrati e procuratori. All'inizio della carriera gli italiani guadagnano 50 mila euro lordi, dato che li colloca davanti agli omologhi austriaci (47 mila ), francesi (40 mila ), tedeschi (41 mila ) e spagnoli (48 mila ), ma alle spalle di svedesi (52 mila ), inglesi (120 mila ), svizzeri (126 mila ), norvegesi (113 mila ), belgi (62 mila ) e danesi (104 mila ). All'apice della carriera, ossia dopo almeno 25 anni di servizio, la classifica cambia: giudici di legittimità e procuratori generali presso la Corte di cassazione guadagnano infatti rispettivamente 176 mila e 163 mila euro lordi all'anno, mentre gli austriaci si fermano a 115 mila, i belgi a 128 mila, i danesi a 172 mila e i francesi a 113 mila; restano su livelli superiori, invece, inglesi (243 mila ), svizzeri (264 mila ) e norvegesi (182 mila ).

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