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Tassa sulle barche: incassi dell'erario a picco

del 21/09/2012
di: di Valerio Stroppa
Tassa sulle barche: incassi dell'erario a picco
La tassa sulle imbarcazioni fa colare a picco gli incassi dell'erario. A fronte dei 155 milioni di euro di gettito stimato dagli uffici dell'amministrazione finanziaria per l'anno 2012, i versamenti affluiti nelle casse dell'erario ammontano ad oggi a circa 24 milioni di euro. È quanto conferma il sottosegretario al Mef, Vieri Ceriani, che ha illustrato ieri il dato ai deputati della commissione finanze di Montecitorio. Con un'interrogazione Maurizio Bernardo e Deborah Bergamini, entrambi del Pdl, chiedevano conto al governo del saldo differenziale tra previsioni e incassi della tassa sugli yacht prevista dal dl n. 201/2011. Il prelievo, inizialmente concepito come tassa di stazionamento applicabile dal 1° maggio 2012 alle unità da diporto con scafi superiori ai 10 metri, è stato successivamente trasformato in tassa di possesso. «Nonostante la modifica intervenuta», spiegano Bernardo e Bergamini, «i dati delle associazioni di categoria evidenziano una fuga dai porti italiani, segnalando un calo delle presenze del 20% da imputarsi all'effetto annuncio della tassa e all'incertezza che ne è seguita nei primi mesi dell'anno». Secondo Ceriani, tuttavia, il gettito inferiore alle attese, proprio alla luce del fatto che il prelievo tributario colpisce il possesso, non è imputabile all'esodo degli armatori verso i porti stranieri, tenuto pure conto del fatto che «il calo delle presenze riguarda anche imbarcazioni non soggette alla tassa perché di dimensioni inferiori a quanto stabilito dalle norme». Si ricorda che la tassa annuale su imbarcazioni e navi di lunghezza superiore a 10 metri deve essere corrisposta da proprietari, usufruttuari, acquirenti con patto di riservato dominio e utilizzatori in leasing residenti in Italia.

Imu. I comuni possono prevedere agevolazioni Imu sulla base del principio dell'effettiva utilizzazione dell'immobile, analogamente a quanto fatto dal legislatore nazionale per gli immobili destinati ad abitazione principale. È questa la risposta fornita dall'esecutivo al question time presentato dai dei deputati Carmelo Lo Monte, Karl Zeller e Siegried Brugger del Gruppo misto. Il Dipartimento delle finanze con la circolare n. 3/DF del 18 maggio 2012 ha specificato che la manovrabilità delle aliquote da parte degli enti locali «deve essere sempre esercitata nel rispetto dei criteri generali di ragionevolezza e non discriminazione». Gli interroganti domandavano quindi se, laddove un regolamento comunale prevedesse agevolazioni sull'aliquota di base da applicarsi a un'intera categoria catastale, il beneficio dovesse necessariamente ricollegarsi, ai fini del rispetto del principio di equità, all'effettiva utilizzazione dell'immobile. Il sottosegretario Ceriani sottolinea che «le disposizioni regolamentari che introducono diversificazioni di aliquote basate sul criterio in esame devono essere comunque valutate caso per caso» e che «l'eventuale sindacato di legittimità spetta esclusivamente ai competenti organi giurisdizionali chiamati a decidere sulla conformità alla legge dei provvedimenti dei singoli enti locali», vale a dire il giudice amministrativo.

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