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Perseguitato omosessuale sotto protezione

del 21/09/2012
di: di Debora Alberici
Perseguitato omosessuale sotto protezione
Il clandestino senegalese gay, scappato dal paese perché l'omosessualità è ritenuta un reato, ha diritto allo stato di rifugiato politico o la concessione della protezione sussidiaria o il permesso di soggiorno, per non comprometterne la libertà personale. È quanto affermato dalla Corte di cassazione che, con l'ordinanza 15981 del 20 settembre 2012, ha accolto il ricorso contro la decisione della Corte d'appello di Trieste che ha ritenuto irrilevante, al fine del riconoscimento della protezione, che l'ordinamento giuridico del Senegal ritenesse l'omosessualità un reato «perché non è possibile inferire la situazione individuale di perseguitato da quella generale di un paese». La sesta sezione civile ha ribaltato completamente il verdetto di merito, ritenendo invece legittima tale richiesta: la repressione penale dell'omosessualità comporta necessariamente l'impedimento a tutti i cittadini omosessuali di vivere liberamente la propria vita sessuale e affettiva, integrando la privazione di un diritto fondamentale. Dunque, «Piazza Cavour» ha ribadito che «laddove si è chiarito che per persecuzione deve intendersi una forma di lotta radicale contro una minoranza che può anche essere attuata sul piano giuridico e specificamente con la semplice previsione del comportamento che si intende contrastare come reato punibile con la reclusione. Per questo le persone di orientamento omosessuale sono costrette a violare la legge penale del Senegal e a esporsi a gravi sanzioni per poter vivere liberamente la propria sessualità: ciò costituisce una grave ingerenza nella vita privata dei cittadini senegalesi omosessuali che compromette grandemente la loro libertà personale».

Pertanto, avendo i giudici di merito ignorato completamente la situazione sociale del paese, per ciò che concerne l'omofobia e i gravi atti discriminatori e persecutori contro gli omosessuali denunciati dai mezzi di informazione e da siti istituzionali e di organizzazioni non governative, la Suprema corte rimanda alla Corte d'appello di Trieste perché acquisisca le prove necessarie per verificare o meno la condizione di omosessualità del ricorrente e di accertare quale sia l'attuale situazione legislativa e la condizione degli omosessuali nella società senegalese, «nel rispetto del criterio direttivo della legislazione comunitaria e italiana in materia di istruzione ed esame delle domande di protezione internazionale».

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