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Fallimenti tiratardi: risarcimento dopo l'accertamento

del 20/09/2012
di: di Debora Alberici
Fallimenti tiratardi: risarcimento dopo l'accertamento
Un fallimento particolarmente complesso, composto da sub-procedimenti, può durare anche dieci anni. In questo caso l'imprenditore non ha diritto a essere risarcito dei danni morali se non dall'undicesimo anno in poi.

Lo ha sancito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 15671 del 18 settembre 2012, ha respinto il ricorso di un piccolo imprenditore che aveva chiesto 29 mila euro per un fallimento durato 17 anni ma la Corte d'Appello di Caltanissetta gliene aveva accordati solo 8mila, dall'undicesimo anno in poi.

Dunque, in barba a quanto sostenuto molte volte dalla Corte di Giustizia che ha fissato la durata media della procedura concorsuale in sette anni, la prima sezione civile ha ritenuto che tale termine possa dilatarsi nel caso di complessi sub-procedimenti.

Infatti i Supremi giudici in sentenza ricordano che «la durata delle procedure fallimentari, secondo lo standard ricavabile dalle pronunce della corte europea dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, non dovrebbe superare la durata complessiva di sette anni ciò in quanto, tenendo conto della peculiarità del procedimento fallimentare, il termine di tre anni, che può ritenersi normale in procedura di media complessità, è stato ritenuto elevabile fino a sette anni allorquando il procedimento si presenti particolarmente complesso, ipotesi questa che è ravvisabile in presenza di un numero particolarmente elevato dei creditori, di una particolare natura o situazione giuridica dei beni da liquidare (partecipazioni societarie, beni indivisi, ecc.), della proliferazione di giudizi connessi alla procedura ma autonomi e quindi a loro volta di durata vincolata alla complessità del caso, della pluralità di procedure concorsuali interdipendenti».

Insomma il Supremo Collegio se da un lato ammette che la complessità della procedura fallimentare incide negativamente sul diritto all'equa riparazione dall'altro dilata di oltre tre anni i termini finora fissati in caso di sub-procedimenti.

E infatti prima di liquidare il danno morale il giudice è tenuto ad accertare la complessità del caso e verificare quale sia stato il tempo impiegato per portare a conclusione ciascuno dei sub procedimenti. Ancora, se la durata di questi sia stata ragionevole oppure no. Nell'ipotesi che i tempi della giustizia si siano allungati troppo andrà verificato se il comportamento e della Corte e a chi sia imputabile la lungaggine processuale.

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