Dinanzi ai membri della VI commissione di Montecitorio (Finanze), la dirigente afferma che il prelievo fiscale sui beni immobili nella nostra penisola è inferiore ad altre nazioni Ue: da noi «la tassazione pesa per lo 0,6% del pil contro il 2,4% della Francia, il 3,1% degli Stati Uniti, il 2,1% del Giappone e una media dell'1,1% per gli stati aderenti all'Ocse», ma con i 20 miliardi di gettito preventivati «supereremo l'1%». Ecco, dunque, inserirsi nel discorso il progetto di riforma del catasto che, prosegue, garantirà «la redistribuzione del carico tributario in modo coerente con il valore di mercato degli immobili». Il piano sarà realizzato «a invarianza del gettito complessivo derivante dalla tassazione immobiliare», agendo sulle leve delle «aliquote dell'imposta patrimoniale e su quella delle imposte sui trasferimenti». Auditi nelle stesse ore dai deputati anche Giuseppe Peleggi, direttore dell'Agenzia delle dogane, che mette in guardia il legislatore da interventi sulle cosiddette «tax expenditures», ossia gli sconti fiscali, senza valutarne l'impatto sull'agricoltura nazionale; i nostri prodotti, ammonisce, «non possono essere delocalizzati. Possiamo deindustrializzarci, cercare l'operaio a 199 euro al mese senza ferie, ma l'agricoltura italiana resta. Quindi, prima di cancellare un numero ci penserei, e guarderei che cosa fanno i francesi e i tedeschi». Il vertice delle Dogane, poi, porta una buona notizia sul fronte della sottofatturazione, fenomeno in decremento (e riguardante soprattutto le merci cinesi), poiché «dal 2005 al 2011 sono stati recuperati dall'importazione di tessile e borse circa 4 miliardi di euro di maggiori tasse».
Critiche al ddl arrivano, a seguire, da Rete Imprese Italia. Il presidente per un semestre Giorgio Guerrini vede, infatti, il testo «orientato a una manutenzione straordinaria e razionalizzazione dell'attuale farraginoso e vetusto apparato» fiscale. E, al contrario, occorre «definire in modo inequivocabile le caratteristiche delle imprese individuali escluse dal pagamento dell'Irap per l'assenza dell'autonoma organizzazione, cominciando a ridurre gradualmente questo tributo» a partire da quelle di più piccole dimensioni, innalzando la franchigia di imposizione. Misure necessarie, chiosa Guerrini, in un paese in cui la pressione fiscale nel 2012 supera il 45% del pil e quella effettiva circa il 54%, e dove «il costo della burocrazia per le imprese è di 26,5 miliardi».
