Entro il 5 ottobre, il Mef provvederà, sulla base delle richieste, alla rimodulazione degli obiettivi degli enti interessati, con riferimento all'anno in corso ed al biennio 2013-2014: in tale lasso di tempo, infatti, ai comuni cedenti è garantito il recupero degli spazi finanziari ceduti mediante il riconoscimento di una modifica migliorativa dell'obiettivo commisurata annualmente alla metà del loro valore, mentre agli enti cessionari saranno attribuiti saldi obiettivi peggiorati per un importo annuale pari alla metà della quota acquisita. Qualora la domanda superi l'offerta, l'attribuzione degli spazi finanziari disponibili sarà effettuata in proporzione alle richieste. Ai comuni cedenti verrà anche attribuito un contributo (non valido ai fini del Patto) pari alla quota ceduta e destinato alla riduzione del debito. Lo stanziamento previsto per l'erogazione di tale incentivo è stato ridotto a 200 milioni di euro: se tale cifra non fosse sufficiente, il contributo per ciascun comune sarà ridotto proporzionalmente. L'adesione al meccanismo è consigliata agli enti che sono già certi di non rispettare il Patto 2012 e che potrebbero, nella peggiore delle ipotesi, ridurre l'entità delle sanzioni previste per lo sforamento. Per gli altri enti in difficoltà, la scelta è meno agevole e dipende dall'urgenza di accelerare il pagamento di fatture ferme e dalla sostenibilità di un Patto ancora più pesante. È invece scaduto il 15 settembre il termine per le richieste relative al Patto regionale verticale, su cui le regioni dovranno pronunciarsi entro il 31 ottobre. Ieri, intanto, il Mef ha provveduto ad aggiornare il prospetto con il quale i governatori dovranno dettagliare l'entità degli spazi finanziari ceduti a comuni e province.
