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Il fisco, armato di ipoteca e sequestro conservativo

del 15/09/2012
di: Giuseppe Ripa e Pamela Pennesi
Il fisco, armato di ipoteca e sequestro conservativo
Maggiori imposte e sanzioni garantite con l'ipoteca e il sequestro conservativo. La misura cautelare amministrativa infatti si potrebbe applicare sempre e subito. Senza tanti fronzoli interpretativi che non siano la verifica, da un lato, del fondato pericolo che l'ente perda la propria garanzia e, dall'altro, dal pericolo per la riscossione. Parametri questi che ben possono adattarsi a fenomeni presuntivi tarati sul comportamento passato e presente del contribuente in relazione alla disponibilità dei suoi beni in rapporto ai maggiori importi dovuti sia per le imposte che per le sanzioni. Sono a rischio quindi i beni, i depositi bancari, i titoli, le auto, gli immobili, ecc.. Specialmente i mezzi liquidi.

Attualmente, in virtù della interpretazione datane dai commi 5 e 6 del dl n. 185 del 2008 convertito, con modificazioni, nella legge n. 2 del 2009, le maggiori imposte e le correlate sanzioni possono godere di una corsia cautelare specifica. E ciò a prescindere se gli illeciti abbiano natura penale o meno. Basta che siano stati constatati ed accertati fenomeni di infedele dichiarazione e potrebbe scattare la misura preventiva dell'ipoteca e del sequestro conservativo al verificarsi di meri sintomi attestanti la volontà di sottrarsi (anche e specialmente se non in modo fraudolento) al pagamento del dovuto. La questione se la misura patrimoniale reale di specie sia applicabile o meno alle sole sanzioni o a tutto quanto dovuto dal contribuente è stata risolta. Prima a livello interpretativo dalla Cassazione e poi normativamente con i sopra citati commi 5 e 6 del dl n. 185 del 2009. Occorre quindi mettersi il cuore in pace. Certo, la confisca per equivalente, quale sanzione di tipo penale, scatta solo se è possibile valutare la sussistenza del fumus delicti e a muoversi è la magistratura ordinaria. Nelle misure cautelari amministrative, invece, l'attivazione è fatta dagli Uffici finanziari che si basano, tra l'altro, sul processo verbale di constatazione o, come specifica il comma 6 summenzionato, sul provvedimento amministrativo. Saranno poi le commissioni tributarie o, per gli atti (veramente pochi) innanzi a queste non impugnabili, le altre giurisdizioni a dare seguito o meno alle istanza inviate dagli uffici finanziari.

I presupposti delle due misure cautelari reali sono tuttavia diversi. In quella penale (confisca per equivalente) il sequestro preventivo è ammesso «quando vi è pericolo che la libera disponibilità di una cosa pertinente il reato possa aggravare o protrarre le conseguenze di esso ovvero agevolare la commissione di altri reati (…)» (art. 321, c.p.p.). Formula questa abbastanza cripta che, comunque, va nel senso di cercare di tutelarsi ed aggredire i beni del reo, diciamo così, senza tanti fronzoli di merito che non siano quelli di tipo soggettivo. Nella misura cautelare amministrativa di cui all'art. 22 del dlgs n. 472 del 1997 si parla invece di sussistenza del «fondato timore di perdere la garanzia del proprio credito» ovvero, come si specifica poi nel comma 6 del dlgs n. 185 del 2008, di (mero) «pericolo per la riscossione» dopo la notifica del provvedimento con il quale vengono accertati maggiori tributi e in relazione a tutti gli importi (comprese le sanzioni) dovuti. La terminologia usata in sede amministrativa - fiscale è certamente diversa ma si ha ragione di ritenere come qui basti il (semplice) pericolo per la riscossione di quanto dovuto a far scattare la misura di specie. Pericolo che può certamente ravvisarsi nel comportamento adottato dal contribuente o dalle sue intenzioni. Addirittura la ricerca dei beni è pressoché illimitata e si arriva a toccare proprio i nervo scoperto di ogni soggetto. Cioè a dire le sue disponibilità liquide o investite in titoli. Con il comma 8-bis dell'art. 15 del dl n. 78 del 2009 si è concessa la possibilità, sempre a questi fini cautelari, di andare a spulciare i conti correnti, i depositi, ecc. detenuti presso gli intermediari finanziari e gli altri soggetti menzionati nelle cosiddette indagini finanziarie. Ma c'è di più. Le eventuali ipoteche o sequestri conservativi non perdono efficacia nel momento in cui il ruolo viene consegnato all'agente per la sua riscossione. Restano infatti intatte nella loro validità al fine di evitare pericolosi vuoti procedurali. È vero: l'istanza prodotta deve essere vagliata dal giudice tributario competente; e ciò a garanzia della trasparenza del percorso iniziato dagli uffici che deve essere vagliato, per l'appunto, dal presidente della commissione affinché sia chiamato a verificare se sussistono i presupposti oggettivi (fumus e periculum in mora). Sarà poi l'udienza a decidere sulla questione.

Tuttavia, e qui sta la particolarità processuale che si sposa alla perfezione con la dimostrata sussistenza del pericolo, il Presidente della Commissione tributaria può procedere con proprio decreto motivato concedendo la tutela nel momento in cui ravvisi le condizioni di eccezionale urgenza o di pericolo nel ritardare la suddetta concessione.

Con l'ipoteca ed il sequestro conservativo si raggiunge lo scopo di inibire azioni o atti di disponibilità sui beni mobili ed immobili facendo in modo che, già da subito, l'avvertimento è dato nonostante tuttavia, come accade nella confisca per equivalente, le ragioni erariali, siano esse di natura penale o amministrativa, siano tutte da dimostrare.

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