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Ingegnere: una professione che non conosce crisi

del 13/09/2012
di: La Redazione
Ingegnere: una professione che non conosce crisi
La figura dell'ingegnere conserva il suo «appeal» fra i giovani: sono, infatti, oltre 38 mila gli immatricolati alle facoltà universitarie nel 2010/2011 che ambiscono ad esercitare la professione (con una diminuzione dello 0,5% rispetto all'anno accademico precedente, a fronte, però, di un calo generalizzato delle iscrizioni dell'1,6%). Eppure, la crisi non sta facendo sconti alla categoria, ormai arrivata a quota 230 mila iscritti agli albi, poiché le entrate compiono addirittura passi indietro rispetto alla media di dieci anni fa, attestandosi su una cifra di poco inferiore ai 34 mila euro annui. E, come per altre figure di lavoratori, le chance di assunzione risentono pesantemente del divario fra il Nord e il Sud dell'Italia: oltre il 41% sono concentrate nelle sole regioni del Nordovest (Piemonte, Valle d'Aosta, Lombardia e Liguria) mentre nel Mezzogiorno la percentuale sfiora il 13%. Ad offrire l'accurata panoramica sono gli ultimi dossier confezionati dal centro studi del Consiglio nazionale degli ordini degli ingegneri (Cni), uno dei quali, imperniato sull'andamento dei servizi, è stato illustrato nel corso del congresso di Rimini. È allarmante la stagnazione dei guadagni: i redditi valevano 34.100 euro nel 2001 e sono pari a 33.977 nel 2011. Sullo sfondo dell'erosione delle remunerazioni si staglia un mercato delle costruzioni in affanno che registra, lo scorso anno, il suo quarto segno meno consecutivo dal 2008, perdendo in tre anni ben 23 miliardi di valore (che, scrivono gli esperti, sono in verità 43 in termini reali), mentre altri 3 ne lascerà sul terreno nel corso del 2012, per giungere a 133 miliardi dai 159 del 2008. E le aspettative della categoria non possono essere rosee, giacché è in sofferenza soprattutto il comparto dell'edilizia tradizionale (residenziale e non residenziale); al contrario, qualche piccolo segnale positivo si può cogliere soltanto nel subcomparto della riqualificazione energetica e nelle fonti energetiche rinnovabili.

Si stima ingraneranno ulteriormente la retromarcia, intanto, i servizi di ingegneria che dipendono strettamente dalle costruzioni: alla fine di quest'anno, infatti, il mercato varrà meno di 16 miliardi per un controvalore pari a circa l'1% del prodotto interno lordo, mentre era l'1,37% nel 2008; se ne desume che tale settore sta navigando in acque peggiori dell'economia nazionale nel suo complesso. Quanto, poi, all'area della progettazione «engineering», è cresciuta la platea di operatori, poiché nel 2011 si sono contati circa 250 mila professionisti tecnici e oltre 9 mila società attive. Un altro spiraglio di luce, si legge nella ricerca, potrebbe emergere dal recente decreto crescita del governo Monti (183/2012), che «sembra aver posto, finalmente, le costruzioni al centro delle proposte di ripresa, in particolar modo con il Piano Città», attraverso un ventaglio di interventi che vanno dall'aumento delle detrazioni per le ristrutturazioni dal 36% al 50% ai «project bond», fino i crediti di imposta comunali per realizzare infrastrutture e alla nascita dell'Agenzia per l'Italia digitale. Il Cni, però, rimane in allerta, visto che «per passare dalle parole ai fatti e far diventare questa manovra un reale volano di sviluppo, è necessario che nei decreti attuativi che seguiranno non si perdano per strada le misure annunciate».

Sotto il profilo formativo (si veda la tabella nella pagina), l'offerta di corsi nella nostra penisola è divenuta cospicua per gli aspiranti ingegneri, i quali possono vantare, una volta conseguito il titolo di studio, un'invidiabile rapidità dei tempi nel trovare un'occupazione stabile (a tre anni dalla laurea il tasso di disoccupazione dei laureati quinquennali supera di poco il 2% e oltre i due terzi hanno un contratto a tempo indeterminato), e le relativamente migliori retribuzioni (sempre dopo un triennio dalla discussione della tesi, lo stipendio netto mensile oltrepassa abbondantemente i 1.500 euro). E conquista posizioni anche l'istruzione online, perché il numero di immatricolati ai nove corsi di primo livello e ai quattro di secondo offerti da tre atenei (Università telematica E-campus, internazionale Uninettuno e Guglielmo Marconi) è lievitato, infatti, in pochi anni, da poco più di 350 del 2007/2008 a quasi 1.350 del 2010/2011. Tirando le somme, dunque, l'intero organico professionale riesce a produrre performance di tutto rispetto sul versante lavorativo: confrontando, infatti, il dato sul tasso di disoccupazione della categoria il cui livello nel 2010 sale al 4,5%, rispetto al 4% registrato nel 2009, la percentuale risulta comunque nettamente inferiore all'8,4% che comprende, invece, nella sua totalità, la popolazione italiana. Quasi indenni, appaiono, infine, i laureati (freschi, o meno) rispetto al fenomeno dello «scoraggiamento», quando cioè le persone smettono di cercare un posto, e non intraprendono attività formative: questo «limbo», decreta il dossier, non sembra accogliere ingegneri. Se non in misura assai contenuta.

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