Si stima ingraneranno ulteriormente la retromarcia, intanto, i servizi di ingegneria che dipendono strettamente dalle costruzioni: alla fine di quest'anno, infatti, il mercato varrà meno di 16 miliardi per un controvalore pari a circa l'1% del prodotto interno lordo, mentre era l'1,37% nel 2008; se ne desume che tale settore sta navigando in acque peggiori dell'economia nazionale nel suo complesso. Quanto, poi, all'area della progettazione «engineering», è cresciuta la platea di operatori, poiché nel 2011 si sono contati circa 250 mila professionisti tecnici e oltre 9 mila società attive. Un altro spiraglio di luce, si legge nella ricerca, potrebbe emergere dal recente decreto crescita del governo Monti (183/2012), che «sembra aver posto, finalmente, le costruzioni al centro delle proposte di ripresa, in particolar modo con il Piano Città», attraverso un ventaglio di interventi che vanno dall'aumento delle detrazioni per le ristrutturazioni dal 36% al 50% ai «project bond», fino i crediti di imposta comunali per realizzare infrastrutture e alla nascita dell'Agenzia per l'Italia digitale. Il Cni, però, rimane in allerta, visto che «per passare dalle parole ai fatti e far diventare questa manovra un reale volano di sviluppo, è necessario che nei decreti attuativi che seguiranno non si perdano per strada le misure annunciate».
Sotto il profilo formativo (si veda la tabella nella pagina), l'offerta di corsi nella nostra penisola è divenuta cospicua per gli aspiranti ingegneri, i quali possono vantare, una volta conseguito il titolo di studio, un'invidiabile rapidità dei tempi nel trovare un'occupazione stabile (a tre anni dalla laurea il tasso di disoccupazione dei laureati quinquennali supera di poco il 2% e oltre i due terzi hanno un contratto a tempo indeterminato), e le relativamente migliori retribuzioni (sempre dopo un triennio dalla discussione della tesi, lo stipendio netto mensile oltrepassa abbondantemente i 1.500 euro). E conquista posizioni anche l'istruzione online, perché il numero di immatricolati ai nove corsi di primo livello e ai quattro di secondo offerti da tre atenei (Università telematica E-campus, internazionale Uninettuno e Guglielmo Marconi) è lievitato, infatti, in pochi anni, da poco più di 350 del 2007/2008 a quasi 1.350 del 2010/2011. Tirando le somme, dunque, l'intero organico professionale riesce a produrre performance di tutto rispetto sul versante lavorativo: confrontando, infatti, il dato sul tasso di disoccupazione della categoria il cui livello nel 2010 sale al 4,5%, rispetto al 4% registrato nel 2009, la percentuale risulta comunque nettamente inferiore all'8,4% che comprende, invece, nella sua totalità, la popolazione italiana. Quasi indenni, appaiono, infine, i laureati (freschi, o meno) rispetto al fenomeno dello «scoraggiamento», quando cioè le persone smettono di cercare un posto, e non intraprendono attività formative: questo «limbo», decreta il dossier, non sembra accogliere ingegneri. Se non in misura assai contenuta.
