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I giovani commercialisti: una questione di poltrone

del 12/09/2012
di: La Redazione
I giovani commercialisti: una questione di poltrone
La nuova gestione amministrativa in capo al Mef del registro dei revisori legali dei conti è solo una questione di poltrone. È questa in sintesi la posizione dell'Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili guidata da Eleonora Di Vona. Che con un comunicato stampa spiega che «quanto sta accadendo è la cartina di tornasole di una burocrazia statale cui, in ogni situazione, non interessa affatto risolvere i problemi del Paese e controllare che le regole vengano rispettate, ma sempre e soltanto esplodere la propria sfera di influenza e gestire direttamente tutto quello che le è possibile arraffare». I giovani commercialisti ricordano come le vere priorità che avrebbero dovuto essere regolamentate dai burocrati ministeriali avrebbero dovuto essere quelle concernenti l'equipollenza tra i percorsi formativi di accesso alla professione di commercialista e alla funzione di revisione legale, tanto più oggi che, a seguito della riforma degli ordinamenti professionali attuata da questo Governo, si è creato un disallineamento nella durata dei due tirocini. «La priorità», continua la nota, «per gli strapagati alti dirigenti del ministero dell'economia e delle finanze, è stata invece quella di assicurare a se stessi e ai loro colleghi la gestione diretta del registro, per altro dando seguito a questa loro mira, da tempo coltivata, con norme di attuazione confuse, pasticciate e, una volta ancora, assolutamente prive del minimo sindacale della decenza, a cominciare dall'assenza di una disciplina transitoria chiara e non penalizzante per tutti quei giovani che sosterranno l'esame di stato per dottore commercialista nei prossimi mesi e rischiano concretamente, quanto assurdamente, di doverne sostenere pure un secondo per iscriversi al registro dei revisori legali». In tempi di spending review, denuncia ancora l'Ungdcec, toccherà ai funzionari dello stato «gestire il relativo budget (che sicuramente esploderà, scaricando i maggiori oneri in aumenti della tassa di iscrizione), disporre assunzioni e creare poltrone dirigenziali all'interno della pubblica amministrazione. Manna, per chi ha da tempo smarrito la sua missione di servitore dello stato e se ne ritiene il padrone, misurando il proprio potere in base all'ampiezza della propria sfera di influenza. È proprio vero: allo stato non interessa controllare che le regole vengano rispettate da chi gestisce; allo stato interessa solo gestire e, divenuto controllore di se stesso, farlo secondo logiche che nulla hanno a che vedere con quella efficienza ed economicità che, in questi anni, nella gestione del registro sono state assicurate. Vergogna».
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