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Senza contratto di lavoro oltre 4 milioni di persone

del 12/09/2012
di: di Stefano Mantegazza*
Senza contratto di lavoro oltre 4 milioni di persone
Un milione e mezzo di lavoratori dell'agricoltura e dell'alimentazione attendono il rinnovo dei contratti, alcuni scaduti da oltre nove mesi, altri in scadenza da qui a pochi giorni. Purtroppo non sono soli perché in Italia oltre 4 milioni di persone sono senza contratto di lavoro. Tutti i negoziati, inoltre, sembrano ben lontani da ogni positiva conclusione che, invece, non è più rinviabile. Meraviglia, perciò, che il Governo - nel rivolgere il suo «fervorino» per la produttività, la settimana scorsa alle imprese e ieri al sindacato - si sia tanto preoccupato per i contratti aziendali di cui si discuterà tra qualche anno, dimenticando quelli nazionali di cui si dovrebbe discutere ora. La tutela del potere di acquisto dei salari, peraltro modesti e falcidiati dai recenti balzelli, non può essere un optional per l'Esecutivo; al contrario deve essere considerata premessa indispensabile ad ogni altra iniziativa negoziale. Il rinnovo dei contratti è non solo un «atto dovuto» ai lavoratori e alle imprese, ma soprattutto un «atto di responsabilità» verso il paese. A maggior ragione in questo autunno, surriscaldato dalla crisi di importanti aziende e di interi settori produttivi che minaccia di esasperare tensioni sociali che nessuno potrà acquietare, semplicemente dimenticandosene. Il Paese non ha bisogno e non può permettersi che a quelle tensioni sociali si sommino conflitti contrattuali che metterebbero ancora più a rischio la coesione stessa della società italiana. Tutti, governo compreso, dobbiamo contribuire ad abbassare la temperatura autunnale. Le grandi rappresentanze dei lavoratori e delle imprese devono rinnovare i contratti scaduti e in scadenza, tenendo conto delle difficoltà del momento, senza sottovalutarle e senza strumentalizzarle; i sindacati sapendo che non è tempo di arrembaggi rivendicativi, le imprese che non è questo il tempo di rivincite sociali. Il governo, invece di esortare e ammonire, deve aiutarci concretamente a realizzare questo obiettivo. Per questo: impegni ogni euro disponibile per ridurre le tasse sul lavoro e, a seguire, sulla produzione, sugli investimenti e sull'innovazione; scommetta davvero, insieme a noi, sulla crescita del paese, dell'occupazione e della produttività; ripristini subito la detassazione del salario di produttività, almeno ai livelli degli anni scorsi; rinunci agli iniqui risparmi sulla busta paga di chi col proprio lavoro non solo si guadagna la vita, ma concretamente produce la ricchezza nazionale. *segretario generale Uila-Uil
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