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Diritti di impianto: per il vino un regime di controllo

del 12/09/2012
di: da Bruxelles Angelo Di Mambro
Diritti di impianto: per il vino un regime di controllo
Probabilmente non si chiamerà «dei diritti di impianto», ma l'Ue dovrebbe mantenere un sistema di controllo del potenziale produttivo di vino. Condizionale d'obbligo perché sul futuro del regime di quote che limita le superfici dei vigneti che spacca le istituzioni europee molte cose restano da chiarire. Destinati a sparire nel 2015 (almeno secondo gli accordi del 2008) i diritti di impianto fanno ancora discutere perché la loro liberalizzazione tout court è vista come un danno sia dagli Stati principali produttori sia da buona parte del settore. Per risolvere la questione nelle scorse settimane Italia, Francia, Spagna, Germania e Portogallo (seguite nelle ultime ore dalla Grecia e da altri Stati membri) hanno preparato una dettagliata proposta per mantenere il regime dotandolo della flessibilità necessaria a non ingessare la competitività del settore. Ma, a poco meno di dieci giorni dal prossimo incontro - previsto per il 21 settembre a Palermo - del Gruppo di alto livello appositamente convocato per decidere sul tema, il commissario Ue all'agricoltura Dacian Ciolos ha esternato circa la sua idea di nuovo sistema. «Basta all'approccio tecnocratico e dall'alto», ha detto ai giornalisti Ciolos anticipando a grandi linee il piano che sarà presentato a Palermo: potere all'interprofessione per quanto riguarda i vini di qualità e quelli a indicazione geografica, per gli altri a gestire il sistema potrebbe essere lo Stato membro, con una rete di sicurezza a livello europeo per far fronte alle crisi. L'unico riferimento che Ciolos ha concesso circa il controllo del potenziale produttivo, vale a dire la questione centrale posta da Stati membri e produttori, è la fissazione di un «limite massimo annuale di produzione» a carattere temporaneo. «Il punto centrale è che non deve essere Bruxelles a gestire questi limiti», provano a chiarire fonti della Commissione, «probabilmente non ci sarà un tetto fissato a livello Ue, ma comunque manterremo una supervisione per evitare squilibri tra gli stati membri».

Il ministro Catania, che insieme ai colleghi dei più importanti paesi produttori di vino la sua modesta proposta la presenterà, è ottimista. «Siamo ancora in una fase molto tecnica», ha spiegato, parlando di un negoziato che «ci porta a guardare con fiducia all'avvenire» circa il mantenimento «di un regime di controllo sulle superfici piantate a vigneti». L'annuncio del ministro è stato accolto positivamente da Confcooperative, mentre Confagricoltura sottolinea i buchi neri della proposta Ciolos e invita a «vigilare» e a «prestare attenzione a come il sistema deve essere implementato nel dettaglio». Piuttosto che rischiare eventuali compromessi al ribasso c'è anche chi accetterebbe lo status quo. Come il presidente della Commissione agricoltura del Parlamento europeo Paolo De Castro, secondo il quale «il mantenimento dell'attuale quadro normativo sui diritti d'impianto dopo il 2015, seppur con i necessari aggiustamenti, rappresenta una soluzione semplice, efficace ed efficiente dal punto di vista economico».

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