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Le cartelle notificate a mezzo posta sono illegittime

del 11/09/2012
di: di Benito Fuoco e Nicola Fuoco
Le cartelle notificate a mezzo posta sono illegittime
Le cartelle di pagamento notificate a mezzo posta senza l'intervento di un intermediario abilitato sono illegittime; la notifica così operata non è nulla (vizio sanabile con l'impugnazione), bensì inesistente (vizio insanabile), con conseguente inesistenza della cartella impugnata e rilevabilità del vizio direttamente dal giudice. Viepiù che le considerazioni sinora esposte non si pongono in contrasto con il pensiero della Cassazione, che mai, sino ad ora, si è espressa sull'argomento specifico. Ne consegue che tutti i ricorsi presentati avverso le cartelle di pagamento, anche quelli dove non sia stata rilevata la violazione, possono ancora essere debitamente integrati, con buone possibilità di accoglimento. Sono inimmaginabili le conseguenze che potrebbero nascere qualora queste conclusioni dell'ordinanza n.97 del 10 luglio della Commissione provinciale di Reggio Emilia, (anticipata su ItaliaOggi del 12 luglio scorso) venissero ulteriormente confermate. Nella vertenza si tratta il caso specifico di una cartella di pagamento di oltre 3.780.000 euro, notificata direttamente dal concessionario della riscossione senza l'intervento di un intermediario all'uopo abilitato; questa circostanza, «al di là delle doglianze della ricorrente» rilevata quindi, nel caso specifico autonomamente dal giudice, ha reso inesistente la pretesa erariale, con l'annullamento integrale del consistente debito tributario. «L'art 26, 1° comma, dpr n. 602/73», osservano i giudici provinciali emiliani, «dispone che la cartella sia notificata dagli ufficiali della riscossione o da altri soggetti abilitati dal concessionario nelle forme previste dalla legge, ovvero, previa eventuale convenzione tra comune e concessionario, dai messi comunali o dagli agenti della polizia municipale». Gli stessi giudici aggiungono che la notifica può essere eseguita anche mediante invio di raccomandata con avviso di ricevimento, ma sempre a cura di uno dei soggetti identificati dai primo periodo del comma e non direttamente dall'agente della riscossione. Tali valutazioni non si pongono in contrasto con il pensiero della cassazione, che mai, sino ad ora, si è espressa direttamente sulla doglianza specifica di cui stiamo trattando. Questo, almeno, è quanto sostiene il collegio emiliano nell'ordinanza di cui al commento: «Questo giudice», si legge testualmente nella pronuncia, «è ben a conoscenza dell'affermazione, in senso contrario, contenuta nella sentenza n. 11708/2011 della Cassazione, ma ritiene che la stessa, oltre a essere del tutto immotivata e dunque apodittica, non possa avere una funzione nomofilattica, essendo da qualificare come un semplice «obiter dictum», non avente alcuna connessione con il quesito di diritto su cui la Suprema corte era stata chiamata a pronunciarsi». Dobbiamo inoltre considerare che le motivazioni dei giudici emiliani, oltre che, a parere di chi scrive essere giuridicamente fondate, sono le stesse che da un po' di tempo stanno confermando numerose Commissioni di merito intervenute sul tema specifico. Tra le tante, merita citazione la sentenza n. 37/VII/2012 emessa dalla Commissione tributaria provinciale di Vicenza e depositata in segreteria il 23 aprile scorso; in quest'ultimo giudicato il collegio, oltre che fare una accurato esame sulla attuale posizione sia delle sentenze di merito che di legittimità, si sofferma sulla sentenze n.14237/2009 e n.2476/2010 della cassazione tributaria analizzandone oggetto e contenuti; la conclusione della Commissione è che, almeno sino ad ora, la stessa Corte non si sia ancora pronunciata sul punto specifico della notifica in assenza di intermediario qualificato, ma abbia sempre cercato di evitare una precisa e motivata posizione. Se infine pensiamo che le cartelle notificate negli ultimi due anni sono oltre 34 milioni, che la maggior parte di queste è stata notificata illegittimamente (almeno secondo la giurisprudenza maggioritaria di merito) per posta e che, sul tema, non esiste ancora un preciso riscontro di legittimità, allora l'incognita per il fisco si fa più che mai allarmante.

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